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Belluno, Fondazione caustica sulla mostra saltata: «Comune in ritardo, il Covid è una scusa»

La presidente Pagani Cesa: in tre mesi neppure un incontro. I lavori al museo sono fermi, la promozione mai partita

BELLUNO. I lavori al Bembo, l’assunzione di nuovo personale e la promozione. La Fondazione teatri delle Dolomiti punta il dito contro l’Amministrazione comunale per il naufragio della mostra sul Tiziano, denunciando la poca chiarezza nella comunicazione e una tabella di marcia irrealizzabile fin dal principio. «Sono senza parole», commenta amareggiata la presidente della Fondazione Teatri, Tiziana Pagani Cesa, «già pochi giorni fa avevo espresso le mie grosse perplessità sulle tempistiche e sull’evidente non volontà di organizzare questa grande mostra da parte del Comune e ora è arrivata la conferma. Sarebbe meglio non nascondersi dietro un dito, il Covid è sicuramente un problema e la sua gestione avrebbe complicato le cose, ma la verità è che i lavori a palazzo Bembo previsti per ospitare le grandi mostre non sono nemmeno cominciati e che non sono stati fatti tutti i preparativi assolutamente necessari per poter mettere in piedi un evento simile».

Anche se si fosse andati avanti con l’organizzazione, quindi, tempi tecnici per arrivare a un’inaugurazione in gennaio non ci sarebbero stati in ogni caso, secondo la numero uno della fondazione: «Avremmo dovuto assumere dodici persone e formarle con un percorso di ben due mesi per poter gestire tutti gli aspetti di un evento di tale portata», spiega, «dalla biglietteria al bookshop, passando per la sicurezza delle sale e anche una formazione culturale sui contenuti della mostra. Senza contare che stiamo parlando di figure da inserire in un luogo che se va bene richiederà ancora mesi di lavori per essere pronto. Come braccio operativo di questo progetto eravamo davvero preoccupati di dover far fronte a una situazione di questo genere e ora ci troviamo ad avere già una persona aggiuntiva assunta nel nostro staff nonostante il periodo di attività molto ridotta non lo richiederebbe».

C’è poi la questione promozionale, che per mostre di questo livello richiederebbe un periodo adeguato per poter garantire i numeri di pubblico previsti dagli organizzatori: «Con una mostra di questa portata all’orizzonte, la città doveva già essere coperta di manifesti e su tutti i canali di comunicazione non si dovrebbe sentir parlare d’altro. A cinque mesi dal via si sarebbe dovuto pensare alla promozione di un qualcosa che fosse già pronto, invece non c’erano nemmeno le basi per cominciare», continua Pagani Cesa, «sono molto delusa da questa gestione». Secondo la numero uno della Fondazione teatri delle Dolomiti a mancare è stata soprattutto la chiarezza: «Inizialmente avevo addirittura pensato di essere stata esclusa dalle riunioni per la pianificazione della mostra, invece poi ho scoperto che questi incontri non si tenevano da almeno tre mesi», continua Pagani Cesa, «pare si attendesse questo famoso impegno di spesa per partire, forse sarebbe stato il caso di prenderlo molto prima. È un tipo di pianificazione sbagliata che, tra l’altro, si sta ripetendo anche per la rassegna Oltre le vette, manifestazione per la quale stiamo ancora attendendo il finanziamento a poco più di due mesi dal suo inizio, parliamo di appena 35mila euro; non si dica che non ci sono, perché l’Amministrazione ha fatto cinque milioni di euro d’avanzo l’anno scorso e viene il dubbio che non si sappiano usare i soldi».

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