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Vincoli, mazzata per Comelico e Auronzo. «La Regione non può fermare lo Stato»

La Consulta respinge il ricorso veneto contro la blindatura del paesaggio imposta dal Ministero dei beni ambientali

COMELICO SUPERIORE. Devi recintare un orto? Non puoi farlo, se non sei autorizzato dalla Soprintendenza. Hai la canna fumaria da rinnovare? Passa, ancora, per Venezia. Tanto più se ti devi fare la casa nuova. Il nuovo cappotto termico non puoi realizzarlo, se la Soprintendenza non ti dà l’ok. Questi (ed altri) vincoli paesaggistici, imposti un anno e mezzo fa ai Comuni del Comelico e a quello di Auronzo dal Ministero dei beni ambientali e culturali, non verranno tolti.

La Regione ha fatto ricorso, un anno fa, per far valere la sua pianificazione, meno restrittiva, ma la Corte Costituzionale li ha di fatto confermati. Le Regioni – si legge nella sentenza n. 164 depositata ieri (redattore Augusto Barbera) – non possono pianificare lo sviluppo del proprio territorio con scelte di carattere urbanistico se non quando queste ultime siano rispettose dei vincoli posti dallo Stato per tutelare beni di valore paesaggistico.

Inoltre, lo Stato può adottare la dichiarazione di interesse paesaggistico di un bene anche quando la Regione sia contraria. La tutela di questi beni risponde infatti a una «logica incrementale», che consente alle Regioni di allargarne l’ambito ma non di ridurlo, neppure per mezzo dei piani paesaggistici di competenza regionale, da redigere d’intesa con lo Stato.

La Corte ha riconosciuto che neppure la circostanza che il piano paesaggistico della Regione sia in corso di approvazione può privare lo Stato del proprio potere di indicare i beni da tutelare. Essi dovranno perciò essere inseriti nel piano regionale senza modifiche. Si è perciò concluso che la dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’area del Comelico rientrava tra le competenze costituzionali dello Stato nei confronti della Regione e si è quindi respinto il ricorso proposto dal Veneto.

Questo significa che, come avviene da un anno, ogni intervento che modifichi in qualche modo il paesaggio deve passare dalla Soprintendenza. Non solo il grande impianto, come il collegamento sciistico con la Val Pusteria, o la costruzione di una strada, magari urgente e limitata alle misure di una pista forestale, ma anche il restauro di una casa, la semplice tinteggiatura di una facciata, il cambio di colore delle imposte, la costruzione del più piccolo camino. Non puoi decidere da solo di trasformare l’orto in un giardino (o al contrario), né di recintarlo con una rete anziché con una staccionata.

Il che significa che la cantierabilità del progetto, ancorché di nessun impatto, deve ritardare da un minimo di 4 o 5 mesi e arrivare ad anni. Il titolare di una pratica porta il progetto in Comune. L’ufficio tecnico aspetta che si accumulino altri dossier per passarli all’esame di una commissione allargata, comprendente anche un rappresentante della Sovrintendenza. Se il fascicolo riceve il via, il Comune lo inoltra a Venezia, dove riceverà l’esame definitivo. È evidente che se l’intervento è complesso, passano i mesi, se non l’anno, prima di una risposta.

«Questo pronunciamento della Consulta», commenta l’assessore regionale Cristiano Corazzari, «non fa altro che contrastare quel principio di autonomia che più volte abbiamo rivendicato, anche in campo urbanistico e paesaggistico. Questo accadeva, in particolare, nel negoziato per l’Autonomia avviato con lo Stato, nel quale abbiamo chiesto la possibilità di assumere la gestione delle Sovrintendenze, vale a dire del settore paesaggistico, a fronte di una profonda conoscenza che la Regione ha del proprio territorio e di una forte sinergia stabilita con le comunità. Questo al fine di evitare che vengano imposti vincoli e definite imposizioni da parte del Ministero non condivisi con il territorio. Situazioni che, ben sappiamo, possono creare problematiche o ostacoli significativi su fronti molto importanti, quali lo sviluppo dei territori, lo sviluppo turistico e la possibilità di dare un futuro concreto ai territori stessi».

Per Corazzari non ci sono dubbi: il principio affermato dalla Consulta va in direzione di un centralismo che il Veneto ha sempre combattuto. Non solo, questa sentenza interpreta una competenza concorrente quale quella della Pianificazione, giustificando l’individuazione di vincoli da parte del Ministero come un’attribuzione costituzionale nella materia della tutela dell’ambiente, riservata alla competenza legislativa esclusiva statale dall’articolo 117.

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