Chiesto il ritorno della lapide del pretoriano feltrino Lucio

La giunta ha formalizzato la richiesta di prestito al museo nazionale romano “Dialogherà” con la stele conservata in città al nuovo museo archeologico

FELTRE

Dal museo nazionale romano al museo civico di Feltre. Dopo aver interloquito nei mesi scorsi con la direzione, l’amministrazione feltrina ha formalizzato la richiesta di prestito della stele funeraria di Lucio Oclatio Florentino, conservata alle terme di Diocleziano.


È un caso raro e fortunatissimo di una doppia sepoltura di uno stesso personaggio feltrino, un pretoriano del secondo secolo dopo Cristo che ha sostanzialmente due tombe, perché a Feltre è conservata un’altra stele che lo ricorda. Su queso caso, il Comune vuole realizzare un progetto speciale che si chiama “Pietra in dialogo”, anche con l’ausilio multimediale, dentro il lapidario della nuova sezione archeologica del museo civico, quando verrà inaugurata in autunno.

«Anche per testimoniare l’apertura della nostra realtà verso le altre, l’idea è quella di ospitare ciclicamente un reperto epigrafico proveniente da altre collezioni che abbia dei punti di connessione importanti con le iscrizioni che sono presenti nel nostro lapidario», dice l’assessore alla cultura Alessandro Del Bianco. «Verranno messe in relazione sul piano espositivo, con un video dinamico che racconterà il perché di quelle relazioni. Si farà con una serie di progetti e il primo è proprio questo del pretoriano sepolto due volte».

L’assessore sottolinea poi l’importanza di costituire una rete di relazioni e interscambi con realtà museali di alto livello: «Testimonia l’operazione di politica culturale che stiamo portando avanti», rimarca. La strada intrapresa è quella di «proporre eventi espositivi che abbiano la capacità da un lato di parlare al territorio su temi locali e dall’altro di intercettare un pubblico più vasto per la particolarità dei progetti o per le relazioni che appunto si mettono in atto».

In questo caso verranno affiancate due iscrizioni funerarie di Lucio Oclatio. «Sappiamo che è lo stesso personaggio da quello che c’è scritto», racconta l’assessore. «Addirittura, se avessimo dei dubbi di omonimia, sulla stele romana c’è l’indicazione da dove arriva (sul testo di legge bene Feltr, abbreviazione per Feltria). Grazie ai testi delle due iscrizioni possiamo ricostruire la storia del più ampio nucleo familiare feltrino d’età romana». A Feltre infatti c’è una lapide dedicata al papà e al fratello di Lucio Oclatio Florentino, indicato come pretoriano.

«Un fatto non indifferente, perché era il corpo dell’esercito romano più prestigioso. Che un feltrino diventasse pretoriano significa che la famiglia d’origine era ben posizionata sul piano locale», spiega Del Bianco. «La stele romana è dedicata allo stesso personaggio, però da altri due fratelli. È un fatto rarissimo che si siano conservate due tombe della stessa persona e grazie a queste due testimonianze non solo raccontiamo questa particolarità archeologica, ma grazie all’insieme delle due iscrizioni possiamo ricostruire il nucleo familiare». —



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