Vincoli, dai legali un barlume di speranza «La sentenza che conta è quella del Tar»

L’avvocato Barel: «La Consulta ha solo definito una competenza, il ricorso chiede di annullare prescrizioni illegittime»

AURONZO

«La partita dei vincoli paesaggistici non si chiude con la sentenza della Consulta. Rimane ancora del tutto aperta con il ricorso che i Comuni hanno presentato al Tar del Veneto». Lo afferma l’avvocato Bruno Barel che, per conto dell’Amministrazione di Auronzo e insieme ad un pool di altri legali, ha presentato al Tribunale amministrativo regionale l’opposizione ai vincoli imposti dal Ministero dei Beni culturali e ambientali.


Le ragioni dell’ottimismo

«La Consulta ha esaminato solo l’aspetto della competenza amministrativa dei vincoli, asserendo che essa è in capo allo Stato e non alle Regioni. I sindaci, il presidente della Provincia e la Regione hanno chiesto al Tar, attraverso il ricorso presentato insieme», spiega Barel, «che i nuovi vincoli siano tolti in parte perché illegittimi e in parte anche perché danno adito a confusione in una materia che esige la massima chiarezza». Il Tribunale amministrativo potrebbe pronunciarsi nel merito entro la fine dell’anno. Il supplemento di tutela imposto dal ministero dei Beni ambientali ha vincolato sostanzialmente il 100% del territorio dei Comuni di Auronzo, Comelico Superiore, Danta, San Nicolò Comelico, Santo Stefano e San Pietro. A dire dei sindaci – in particolare di Tatiana Pais Becher, prima cittadina di Auronzo – si tratta di un decreto che porta all’esasperazione: non solo amplia il territorio ingessato, ma di fatto prescrive quello che si può fare e quello che non si può. «Si tratta, dunque, di prescrizioni impositive», osserva il sindaco, «che in precedenza non c’erano. Anche prima del decreto, infatti, c’erano dei vincoli da rispettare, ci mancherebbe altro; ma sostanzialmente il proponente inviava il proprio progetto al Comune e alla Soprintendenza, per ottenere l’autorizzazione. Adesso, invece, vengono prospettati già prima quali sono i limiti da rispettare».

Il nocciolo della questione

E proprio su questo eccepisce il ricorso presentato al Tar. La convinzione in Comelico ed in Val d’Ansiei è che la nuova pianificazione paesaggistica sia, di fatto, la risposta della Soprintendenza all’insistenza con cui viene portato avanti il progetto di collegamento sciistico con la Val Pusteria. «Se il vincolo paesaggistico resta tale e quale», commenta l’avvocato Barel, «è difficile che si possa concretizzare quel progetto. Ma noi abbiamo la grande speranza che il Tar, dovendo esaminare la situazione nel suo complesso, trovi il modo di alleggerire il vincolo paesaggistico, riconoscendo quanto in materia è già stato determinato dalla Regione del Veneto» . È infatti inaccettabile, per il legale del Comune di Auronzo, che da Roma si imponga, ad esempio, quanta erba va tagliata nel più remoto pascolo del territorio auronzano, o di quale colore deve essere la recinzione dell’ultimo orto sperduto nellai Val Visdende. Dal Tar, dunque, potrebbe essere riaperto tutto questo capitolo. E, con l’eventuale riduzione dell’ingessatura paesaggistica, facilitare così le procedure per l’autorizzazione dei due tronconi di telecabina tra Padola e Col Colesei. Anche i sindaci, per la verità, nutrono fiducia in tal senso, a cominciare da quello di Comelico Superiore, Marco Staunovo Polacco. —



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