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I comitati per la sanità: «Sempre meno servizi, fermiamo i tagli»

Il referente del gruppo di Agordo, Cadore e Comelico all’attacco. Trento: «A Pieve e Agordo gli ospedali tornino per acuti»

BELLUNO. «Bene che l’Ulss 1 Dolomiti pensi alle piazzole per l’elisoccorso, ma questo non deve gettare fumo sugli occhi. Il problema resta sempre il depauperamento della sanità montana».

A dirlo è il referente dei comitati per la salvaguardia della salute delle vallate di Agordo, Cadore e Comelico, Guido Trento che prende spunto dalla richiesta della direttrice generale Carraro ai sindaci di comunicare le aree disponibili per l’atterraggio dell’elicottero del Suem. Anche in vista dell’avvio del volo notturno. Ma Trento smorza i facili entusiasmi. «Ricordiamoci che l’elicottero per la maggior parte dei giorni dell’anno non vola perché piove, perché c’è nebbia, perché c’è vento o nevica. E quindi per chi viene colpito da patolgoie tempo dipendenti, come infarto o ictus o altro, se sta in una vallata come il Comelico rischia di non salvarsi se non c’è un servizio di urgenza-emergenza capillare sul territorio. Certo, l’elisoccorso è un elemento integrativo di tutta la rete dei soccorsi, ma non deve essere visto come la panacea di tutti i mali».

È chiaro Trento che parla a nome del comitato. «Negli ospedali di Pieve di Cadore e di Agordo, in questi anni, sono state ridotte a zero le attività di Cardiologia, chirurgia di urgenza, Pediatria, del laboratorio analisi e quasi della radiologia. Sono stati spogliati cioè di tutte quelle attività che salvano la vita in caso di urgenza. Noi chiediamo, quindi, come facciamo ormai da anni, che questi ospedali tornino ad essere per acuti, garantendo quella forte integrazione tra ospedale e territorio».

Trento evidenzia che molti servizi si sono persi negli anni. «In questa provincia si è sempre tagliato anche negli ospedali più grandi come Feltre e Belluno dove molti reparti hanno perso i loro primariati». E poi in conclusione sbotta: «Basta con queste notizie spot come l’arrivo del grande macchinario di ultima generazione presi tra l’altro con i soldi che arrivano da Trento, perché la Regione non investe più di tanto. Cosa facciamo di queste strumentazioni sofisticate se poi non ci sono i medici per farli funzionare. E perché non c’è il personale che vuole lavorare quassù? Credo che questo problema dovrebbe essere trattato in conferenza Stato-Regioni, laddove decidono la programmazione sanitaria. Da anni si sa che ci saremmo trovati senza medici, ad esempio, ma non si è fatto nulla per risolvere la situazione per tempo. E credo che chi ha preso delle scelte che non tenevano conto di questo, dovrebbe assumersi la propria responsabilità. Perché qui i servizi stanno iniziando a mancare».

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