Il Museo del gelato e dei gelatieri trova casa Tutto il materiale all’ex Elementare di Pieve

La ricerca della Famiglia emigranti ed ex emigranti zoldani è ancora in corso grazie ad un agguerrito gruppo di lavoro 

L’INIZIATIVA

Il Museo del gelato e dei gelatieri troverà posto nelle ex scuole elementari di Pieve. L’idea di realizzare una struttura che racconti la storia dei gelatieri bellunesi, in particolare zoldani e cadorini, non è certo nuova. Il progetto questa volta è stato lanciato dalla Famiglia emigranti ed ex emigranti zoldani, ed è stato fatto proprio dal Comune di Val di Zoldo che ha trovato le risorse per finanziare la ricerca e ha supportato, con i propri uffici e la collaborazione col Gal Alto Bellunese, il gruppo di lavoro e il comitato scientifico. Il gruppo di lavoro, con competenze nel campo storico-antropologico, artistico e archivistico, è composto da Claudia Cottica, Iolanda Da Deppo, Letizia Lonzi, Daniela Perco e Loris Serafini. «Fin dai primi passi della ricerca», dice Iolanda Da Deppo, «partendo da Zoppè, ci è stata chiara l’ampia rappresentatività territoriale che il museo doveva assumere, anche se fisicamente collocato nella Val di Zoldo. Il territorio coperto sino ad oggi dalla ricerca comprende infatti Val di Zoldo, Cadore, Longarone, Agordino e Trevigiano con una trasferta in Alto Adige».


RICOGNIZIONE DELLE DIVERSE FONTI

Durante la ricerca, ancora in atto, il gruppo ha eseguito una ricognizione delle diverse fonti bibliografiche, archivistiche, iconografiche e orali, per poi focalizzarsi nella rilevazione e nel reperimento di nuovo materiale trovando e raccogliendo reperti iconografici e documentali inediti o poco noti. In aggiunta, si è individuato sul territorio di riferimento la presenza di diversi oggetti finalizzati all’allestimento museografico. Parallelamente, il gruppo ha raccolto un alto numero di racconti di vita dei gelatieri e delle loro famiglie, con un’attenzione particolare nei confronti delle figure femminili e delle dinamiche di coppia».

UnaSERIE DI TEMATICHE

Le indagini effettuate e il materiale raccolto sinora hanno portato il gruppo ad individuare una serie di tematiche possibili per un percorso museologico caratterizzato da una forte attenzione verso la vita vissuta dei gelatieri. Si parte dal coinvolgimento gestuale e sensoriale nel lavoro, con le competenze che lo caratterizzano. E poi tradizione, trasmissione familiare e saper fare, ossia valori aggiunti su cui i gelatieri bellunesi, da sempre, puntano per comunicare e rappresentare la propria attività;per sottolineare il momento in cui la lunga storia del gelato si lega a quello degli abitanti di questi territori (dall’ottocento); per comunicare a livello visivo attraverso gli strumenti di lavoro; per evidenziare la cultura della mobilità. Le ricerche attestano che nell’arco di pochissimi anni (dal 1850 circa) parte della Val di Zoldo, da Zoppè e da altre zone del Cadore, un’avanguardia di uomini che, venuta a contatto in qualche modo con la produzione del gelato, si dirige in vari territori dell’impero austriaco, integrando il commercio ambulante di alimenti con il sorbetto gelato, iniziando una nuova attività di grande successo che ha preso il sopravvento sulla precedente e innescando il fenomeno dell’emigrazione. Il tema della mobilità dei gelatieri bellunesi si è evoluto poi nella loro velocità di spostamento, ma anche nella attitudine a rimanere in contatto col luogo al quale si percepisce di appartenere. Nella rete familiare, parentale e amicale c’è da evidenziare poi la figura della donna: insostituibile. Organizza l’attività, tiene i rapporti con i clienti, organizza l’attività, tiene la cassa. E si occupa dei figli. Infine l’idea di creare uno spazio dedicato alla custodia e all’ascolto delle numerose testimonianze, un archivio delle memorie dei gelatieri sempre aperto ad accogliere nuove storie, rispecchiando la caratteristica di questa comunità che è viva, attuale e dinamica. Questo lavoro mira a dare risalto ad una realtà storica che riguarda più aree del Bellunese, e non solo Zoldo, e per la quale si chiede la collaborazione dei territori. —



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