«Servono fondi per i sentieri ma si pensa solo alle ferrate»

L’Unione montana feltrina e la sezione Cai contestano il bando regionale «Il turismo si alimenta con percorsi curati, senza erba alta o piante cadute»

FELTRE

Il turismo post Covid rinasce con i sentieri di montagna. Ma del milione per la montagna destinato dai Comuni di confine e in gestione alla Regione, al Feltrino arrivano le “briciole” per la manutenzione e si privilegiano le ferrate.


Doccia fredda per il presidente dell’Unione montana feltrina, Federico Dalla Torre, e per il presidente del Cai di Feltre, Ennio De Simoi, che l’altro giorno hanno incontrato nella sede Umf una funzionaria della Regione per parlare del bando per i fondi.

«Al Feltrino arriva poco o niente di quanto stanziato su iniziativa dei Comuni di confine con due Comuni referendari storici, come Lamon e Sovramonte, e la grande parte confluisce su Agordino e Cadore», premette Federico Dalla Torre. «Ma la cosa che ci ha colpiti negativamente e che ci ha dimostrato, ancora una volta, quanto la Regione poco conosca la montagna e le potenzialità del turismo montano, è il fatto che si siano privilegiati i sentieri attrezzati e le ferrate. Come se nella nostra montagna si facessero solo scalate, senza comprendere che è il circuito di sentieri di mezza montagna che caratterizza il turismo di settore. Se vogliamo davvero confermare la nostra vocazione Dolomiti Unesco, bisogna puntare sulla manutenzione di percorsi che non possono avere l’erba alta o la pianta di traverso, con l’enorme patrimonio di volontari che sono in attesa di fare i lavori».

«Il bando deve essere ridefinito», insiste Dalla Torre, «è stato strutturato in modo tale da coinvolgere in maniera marginale il territorio. Se non si interviene su questo, continueremo a rimanere fortemente penalizzati. C’è poi un altro aspetto che è quello politico e che si evidenzia nella sperequazione fra risorse finanziarie. Non è possibile che a parità di chilometri di sentieri, 5 mila nella Provincia autonoma e Trento e altrettanti nel Veneto, la prima destini un milione di euro alla manutenzione dei sentieri, il secondo 150 mila euro».

La politica veneta verso le montagne toglie nei fatti risorse al volontariato. Di questo avviso è il presidente del Cai di Feltre, Ennio De Simoi. Che dice: «Non è tanto il discorso delle categorie economiche che come tali perseguono un giusto profitto dalle loro attività, quanto quello della mortificazione dei volontari che senza contributi adeguati non possono garantire la sicurezza in montagna. Va sottolineato, infatti, che sentieri curati contribuiscono alla sicurezza della montagna per tutti i suoi fruitori, dai turisti della domenica agli escursionisti di ogni livello tecnico. L’economia della montagna si aiuta anche con la certezza di avere sentieri sicuri e sempre percorribili. La politica non può chiamarsi fuori togliendo risorse al volontariato, che con passione, dedizione e anche fatica, cura la manutenzione dei sentieri. A titolo di esempio, per un solo sentiero, quello che da Roncoi conduce ai Piani Eterni, si è previsto un intervento per 13 mila euro rispetto ai quali non abbiamo avuto alcun contributo. Poi si parla di tabellazione delle Alte Vie e di incarico professionale oneroso. Ma ripeto, solo i sentieri sono funzionali al turismo. Ogni anno per questo settore, dai Cai regionali si fanno richieste fino a 300 mila euro. Ma se arriva il cinquanta per cento è tanto». —



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