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Cava bocciata per salvare il vento del lago. Le vele dell’Alpago possono festeggiare

Il Comitato Via ha detto no al Consorzio Lastra che avrebbe sbancato il Col Brustolade alterando il profilo di Sella Fadalto

ALPAGO. Ogni giorno tra marzo e settembre, poco prima dell’ora di pranzo, nella conca dell’Alpago arriva il vento. Nasce da una brezza che risale lentamente la pianura, arrampicandosi sul Fadaldo per poi infilarsi nella Val Lapisina. Da qui accelera e, oltrepassando la sella, si mescola alle le correnti che scendono dalle montagne, scavalca il Col Brustolade e si trasforma in una termica affidabile e costante, tra i 15 e i 25 nodi, che rende il lago di Santa Croce il luogo perfetto per gli amanti degli sport a vela.

In realtà nessuno conosce la dinamica del vento del lago di Santa Croce, perché deriva da un meccanismo termico e di accelerazione orografica che i modelli matematici non contemplano e questo lo rende ancora più affascinante. Una cosa è certa, però: modificando i profili della sella del Fadalto, il vento che porta in Alpago appassionati da tutto il mondo potrebbe sparire.

È così che il progetto di una nuova cava, osteggiata dal Comune e dai residenti, è stato bocciato all’unanimità dal Comitato tecnico regionale Via. Per completezza, va detto che il progetto della cava di calcare, che avrebbe preso il nome di “Lastra”, presentava anche diversi altri aspetti ostativi, ma il lungo capitolo dedicato al vento nel parere del Comitato Via rappresenta sicuramente un elemento eccezionale.

«L’intervento», spiega il sindaco di Alpago, «Umberto Soccal, «sarebbe stato realizzato tra il cimitero di Santa Croce e l’ex distributore di benzina, nei pressi della Statale di Alemagna dove avrebbe creato grossi problemi di accesso. Era anche previsto uno svincolo di immissione veramente strano e credo pericoloso. Volevano sbancare la collina del Col Brustolade, una zona tutelata sotto diversi aspetti ambientali, ma l’elemento più grave sottolineato dalla Soprintendenza, è che ci sarebbero state ripercussioni anche nel flusso dell’aria che crea il nostro vento più caratteristico.

Il lago di Santa Croce vive di vento», sottolinea Soccal, «e anche se non ci sono chiare indicazioni sulle conseguenze dello sbancamento sulla termica, c’era il rischio di compromettere l’intera economia della zona».

Senza parlare delle polveri generate dall’estrazione del calcare, del traffico dei mezzi pesanti, dell’eliminazione di oltre 55 mila metri quadrati di bosco di latifoglie di antico impianto, del disturbo creato alla fauna selvatica, o della necessità di spostare un serbatoio e parte dell’acquedotto pubblico.

Il no del Comitato tecnico regionale Via è arrivato a metà maggio e pubblicato con decreto della Direzione ambiente della Regione a giugno, dopo che il proponente ha rinunciato a presentare ulteriori osservazioni e, salvo ricorsi, la bocciatura si può considerare definitiva.

A presentare il progetto nel dicembre 2020 era stato il Consorzio Lastra Scrl, costituito dalle ditte Fassa srl e Grigolin spa quali soci di maggioranza, con l’intenzione di utilizzare il calcare estratto dalla cava per la produzione industriale di calce, malte e intonaci premiscelati. Il piano era diviso in due lotti. Il primo, con orizzonte quinquennale, prevedeva di scavare una fascia di dorsale compresa tra le quote 534 e 499 slm, con una coltivazione a trincea per fasce orizzontali discendenti. Con il secondo lotto si sarebbe arrivati a quota 475 slm.

Nel complesso il volume di scavo previsto in dieci anni era di un milione e 62 mila metri cubi, su una superficie di escavazione di 55.500 metri quadrati, con un’estrazione media annua di circa 105 mila metri cubi. Non una grande cava, dunque, inferiore a quella già esistente a poca distanza, la cava di Col delle Vi che il Comune vorrebbe potenziata anche oltre la scadenza del 2024.

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