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Tiser di Gosaldo riapre la chiesa danneggiata da Vaia. Il vescovo “bussa” ed entra con i fedeli

Il vescovo di Belluno, Renato Marangoni

Emozione nella frazione per l’inaugurazione dopo il restauro. Don Fabiano: «I tiseròti non residenti legati alla loro terra»

TISER DI GOSALDO. Il vescovo bussa e la chiesa di Tiser riapre al culto dopo i lavori di restauro. Sabato pomeriggio nel villaggio del comune di Gosaldo si è svolto un evento significativo per il valore che ha in sé e per quello che ha per le persone del posto, residenti ed emigranti.

A quasi tre anni da Vaia sono stati infatti inaugurati alla presenza del vescovo monsignor Renato Marangoni e del sindaco Stefano Da Zanche, gli interventi di sistemazione interna ed esterna della chiesa intitolata a San Bartolomeo.

Trepidazione, attesa e curiosità erano “raccolte” sul sagrato, quando il vescovo, alla presenza della comunità tutta, del gruppo alpini, del sindaco, dell’arcidiacono di Agordo monsignor Cesare Larese e del parroco di Tiser don Fabiano Del Favero, ha compiuto un gesto semplice ed efficace insieme: bussare alla porta chiedendo così di entrare insieme al popolo. Vaia aveva portato via un quarto della copertura dell’edificio religioso e le infiltrazioni d’acqua conseguenti avevano danneggiato le pareti interne e le opere d’arte.

«Nonostante metà chiesa non fosse agibile» ricorda don Fabiano «anche nei giorni immediatamente dopo Vaia abbiamo continuato a celebrare la messa nella chiesa anche come gesto di speranza».

I lavori di rifacimento del tetto (160 mila euro) sono stati completati nel 2019, quindi nel 2020 è partito l’iter per quelli legati al restauro interno (160 mila euro, il 70% dei quali provenienti dai fondi Cei dell’8 per mille) che si sono svolti tra la metà di marzo e la fine di giugno 2021 e sono stati seguiti dall’architetto Armando De Min e dai suoi collaboratori.

«Abbiamo apprezzato molto» dice don Fabiano «che alla cerimonia fosse presente non solo l’architetto De Min, ma anche tutti i componenti del suo staff, a dimostrazione che il lavoro svolto nella nostra chiesa è stato particolarmente sentito anche da loro».

A provare le emozioni più forti sono però stati i “tiseròti” rimasti a vivere a Tiser e quelli che nel tempo si sono spostati in pianura.

«Il legame con la terra natale è presente dappertutto» sottolinea don Fabiano «ma a Tiser in maniera davvero particolare: la partecipazione di tante persone originarie di qui, ma che ora vivono in Valbelluna, ne è stata l’ennesima conferma».

La chiesa ha un impianto trecentesco che la rende la più antica della Conca Agordina. Nel ’700 ha conosciuto un allungamento, quindi negli anni ’40 del secolo scorso l’arte di Barberis che ha dipinto il ciclo nel presbiterio e anche “La gloria di San Bartolomeo” nella navata centrale.

Nel 2009 il parroco di allora, don Vincenzo Da Ronch, si era adoperato per realizzare dei lavori all’esterno. Un patrimonio da amare quale segno di un territorio, come ha evidenziato il sindaco Da Zanche nel suo intervento. Il vescovo Marangoni ha invece riflettuto sulla bellezza e ha invitato la comunità a lasciarsi stupire da Dio anche attraverso il tornare nella casa dove la comunità si raccoglie: un momento – ha detto – attraverso cui la casa stessa riacquista nuova vita e bellezza.

«Possiamo definire il pomeriggio del 24 luglio a Tiser, solenne? – si è chiesto infine don Fabiano – Può darsi. Possiamo definirlo familiare e dalla marcata connotazione di preziose relazioni? Questo certamente sì. Relazioni che si identificano e crescono anche attraverso il dono di una chiesa a una comunità».

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