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È morta la bambina travolta a Cesiomaggiore

L’incidente a Toschian, vicino casa. Papà Carlo è tornato in serata dalla clinica pediatrica di Padova per dare la tragica notizia agli altri figli e avvisare il parroco. L’appuntamento di preghiera già fissato si trasforma in una mesta commemorazione

CESIOMAGGIORE. Papà Carlo è tornato a casa a Toschian in serata, ha voluto dare di persona ai suoi figli la notizia che non avrebbero mai voluto sentire, stringersi a loro, abbracciarli per affrontare assieme un dolore così immenso.

«Ho appena parlato con lui, mi ha detto che Petra è morta», sospira il parroco don Samuel Gallardo dopo aver posato il telefono.Ieri sera (lunedì 26) il sacerdote avrebbe dovuto pregare alla veglia virtuale per la guarigione della bambina – 10 anni quest’anno – investita sabato mattina sulla provinciale.

La recita del rosario via Zoom, tenutasi già nel fine settimana, era stata già fissata anche per ieri sera, assieme ai fedeli di gruppi di varie località italiane del movimento ecclesiale Comunione e liberazione. Invece la preghiera per Petra è stata più dolorosa, di suffragio.

Petra Lucca, appassionata atleta della società di mountain bike Gs Winnerbike di Santa Giustina,  era ricoverata all’unità di terapia intensiva della clinica pediatrica universitaria di Padova da sabato mattina. L’aveva portata in volo l’elicottero del Suem che, allertato attorno alle 9,15, era atterrato poco lontano dal punto dell’investimento ed era restato a lungo in attesa di ripartire. I sanitari, lì in strada, tentavano di rianimare la piccola, apparsa subito in condizioni gravissime per l’impatto con la Fiat Idea.

Stava attraversando lo stradone che porta verso Feltre per andare a cercare il suo cagnetto, è l’ipotesi che è stata fatta per spiegare la sua presenza lungo la provinciale, all’inizio del rettilineo che porta a Soranzen. Era scesa da casa, poco più a monte in centro a Toschian, per trovarlo. Ma lì, poco dopo la semicurva che precede il rettilineo, è stata travolta dalla monovolume guidata, per un tragico scherzo del destino, da una conoscente di famiglia. Una donna di 67 anni residente in zona che in passato aveva dato una mano a badare ai fratelli di Petra.

L’urto, la macchina che inchioda, la guidatrice disperata, la chiamata al 118, l’arrivo dei sanitari del Santa Maria del Prato e dell’elisoccorso, i carabinieri che bloccano la strada per permettere al personale medico di tentare il possibile. Poi le turbine dell’elicottero che iniziano a fischiare, “Falco” che si alza e vola via in direzione di Padova con Petra a bordo.

In terapia intensiva alla clinica pediatrica di Padova, le sue condizioni sono rimaste sempre critiche. Ma ancora ieri pomeriggio in paese si pregava e si sperava.

In paese si è pregato per Petra ma anche per papà Carlo Lucca, infermiere al Centro trasfusionale di Feltre, e per la mamma Chiara Turrin, conosciuta da tutti come Doriana, anche lei infermiera ma alla Dialisi, travolti da un dramma difficile da descrivere. La casa di Toschian è rimasta chiusa e in paese si è continuato fino all’ultimo a sperare.

«Non abbiamo suonato le campane a morto, le avevo già suonate in giornata per un’altra persona e si sarebbe fatta confusione», spiegava ieri sera il parroco. Suoneranno stamattina per ricordare Petra, a Cesio come a Soranzen. «Eppure non vorremmo mai doverle sentire», scuote la testa il sacerdote, «per una bambina così piccola».

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