I medici di Vipiteno su Samantha: «Non sarà mai più autonoma»

Samantha D’Incà è stata ricoverata a Vipiteno per una consulenza, ma presto tornerà a Feltre

Il ricovero era finalizzato a una valutazione utile anche a chi dovrà prendere una decisione

BOLZANO. Il caso di Samantha D’Inca, la giovane trentenne di Feltre in coma irreversibile il cui padre ha chiesto al Tribunale di “staccare le macchine”, ha rilanciato a livello nazionale il dibattito sul “fine vita” e l’eutanasia.

Samantha è ricoverata presso l’Unità Operativa Complessa di Neuroriabilitazione di Vipiteno, una struttura d’eccellenza guidata dal primario Luca Sebastianelli, che si avvale della consulenza scientifica del noto neurologo bolzanino Leopold Saltuari.

Il ricovero

«Samantha», spiega Saltuari, «era ricoverata all’ospedale di Feltre. Tre mesi fa ci hanno contattato in quanto centro superspecialistico per sapere quali potevano essere le sue prospettive di miglioramento. Ho chiesto che mi spedissero tutta la documentazione. Come l’ho vista, ho subito capito che non si poteva sperare altro che in una “minima coscienza”.

I medici di Feltre hanno chiesto comunque il ricovero a Vipiteno per tentare di ridurre il dolore spastico. L’abbiamo ricoverata qui ed abbiamo definito una strategia terapeutica che riesce a ridurre in parte il dolore. Le condizioni di Samantha, purtroppo, sono drammatiche: non potrà mai avere la minima autonomia di vita. A breve è previsto il suo ritorno a Feltre».

Ridurre il dolore

Saltuari spiega che il suo intervento è stato chiesto per tentare di garantire la miglior qualità di vita possibile a una paziente con minima coscienza e per ridurre al minimo il suo dolore e la sofferenza. «Samantha», prosegue, «riesce con lievi movimenti del viso a farci capire se soffre o meno. Per tutto il resto noi non possiamo fare nulla: deciderà il tribunale se concedere o meno l’eutanasia».

Una decisione da prendere

Il medico sul tema ha idee molto chiare: «Personalmente non ritengo giusto far morire i pazienti di fame e di sete. Se si decide di porre fine a una vita, bisogna anche avere il coraggio di essere meno ipocriti e di non far soffrire il paziente».

Sul caso interviene anche il direttore dell’Unità Luciano Sebastianelli: «Il caso di Samantha è particolarmente delicato. Sono estremamente complessi gli aspetti medici, ovvero le ragioni che hanno portato Samantha nelle condizioni in cui si trova attualmente, così come sono molto complessi gli aspetti di carattere etico, trattandosi di una ragazza molto giovane. Per tale motivo, i sanitari che hanno assistito Samantha ed il suo tutore legale hanno richiesto una valutazione al reparto di Neuroriabilitazione di Vipiteno, affinché venisse emesso un parere esperto circa la prognosi della ragazza. Abbiamo concordato con loro che fosse doveroso che, prima di ogni decisione di fine vita, venissero messe in atto tutte le più avanzate tecniche di valutazione e di trattamento a nostra disposizione».

Situazione difficile

«Durante il ricovero nel nostro reparto», prosegue il medico, «abbiamo potuto documentare che, somministrando con un test prolungato un farmaco direttamente nel sistema nervoso centrale, è possibile ridurre la spasticità e la distonia ed il dolore ad esse correlato. Samantha è stata quindi molto più rilassata, ed ha mostrato un sensibile incremento del punteggio di una scala comportamentale che misura lo stato di coscienza. Tale incremento, purtroppo, non è stato tale da consentire a Samantha di instaurare un contatto riproducibile con l’ambiente e le persone che la circondano. Il nostro compito, come reparto specializzato, è anche quello di supportare le persone che sono chiamate ad assumere decisioni tanto difficili, mettendo a loro disposizione le informazioni più accurate. Tali decisioni verranno assunte altrove, nel rispetto delle volontà di Samantha». 

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