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Green pass nei rifugi bellunesi? Prima la sicurezza. «Non metteremo a rischio gli escursionisti»

Il Cai Veneto lancia un appello al governo: servono deroghe in caso di maltempo, infortuni o situazioni di pericolo

BELLUNOPresidi fondamentali in montagna, offrono un ricovero agli escursionisti per un pasto caldo, per riposarsi, anche per essere medicati in caso di infortunio. I rifugi svolgono un ruolo molto importante in quota, anche sotto il profilo della sicurezza. Da venerdì anche queste strutture potranno ospitare al chiuso solo i turisti dotati di green pass: vaccinati, guariti dal Covid da non più di sei mesi, oppure testati con un tampone (negativo) entro le 48 ore precedenti l’escursione.

La conferenza Stato-Regioni di recente ha stabilito che il green pass dovrà essere richiesto da tutti i rifugi sotto i tremila metri di quota. Ovvero la maggioranza. E se ci fosse un temporale? Se un escursionista si trovasse in difficoltà e avesse bisogno di un posto caldo, e asciutto, in cui ripararsi per qualche ora? I rifugisti prendono posizione: «Non si possono mettere a rischio le persone perché non hanno un tesserino», dichiara Daniele Vecellio, del rifugio Lavaredo.

IL CAI VENETO

Il Cai Veneto li appoggia: «Quello che sta facendo il governo è giusto, ma il rifugio ha delle peculiarità tali per cui si deve trovare un modo per dare ospitalità a tutte le persone, nel caso in cui queste si trovino in una situazione di difficoltà», spiega il presidente Veneto, Renato Frigo. «Il rifugio, lo dice la parola stessa, è un rifugio. Se c’è un temporale, o se una persona sta male, deve essere accolta. Non possiamo certo lasciare gli escursionisti all’aperto con la pioggia, tanto più che adesso gli eventi meteo sono violenti e lunghi. Ne va anche della sicurezza degli escursionisti».

Il rifugio in montagna, continua Frigo, «non è un albergo a cinque stelle nel cuore di un paese. È una struttura posta in un luogo isolato, l’unica che può dare riparo agli escursionisti in condizioni meteo difficili, un presidio anche per la sicurezza. Se piove, se una persona sta male, deve poter trovare accoglienza. Chiediamo al governo di considerare il ruolo dei rifugi, nell’ambito dell’applicazione del green pass». Una sorta di deroga, per far sì che il rifugio possa continuare a svolgere il suo ruolo di presidio della montagna.

I RIFUGISTI

I rifugisti stessi, del resto, ben conoscono quanto le loro strutture siano fondamentali in quota. «In caso di temporale sicuramente faremmo entrare tutti», dichiara Daniele Vecellio del Lavaredo, ai piedi delle Tre Cime. «Viviamo in un mondo in cui forse adesso stiamo facendo troppe distinzioni… In caso di emergenza meteorologica non guardiamo in faccia nessuno, l’emergenza coinvolge tutti. Questo rifugio è base di soccorso, ci sono i soccorritori… Non possiamo fermarci davanti a queste cose e continueremo a farle».

«Per quanto riguarda il Green pass c’è un grande paradosso: serve per la ristorazione ma non per dormire», aggiunge Omar Canzan, titolare del rifugio Chiggiato a Calalzo di Cadore. «Quando c’è un temporale, c’è un pericolo incombente e questo ha la priorità. In quel caso faremmo entrare le persone indistintamente».

Da non trascurare, poi, il fatto che al rifugio possano arrivare dei turisti stranieri. È successo al Città di Fiume, situato in comune di Borca di Cadore. «La nostra vocazione è offrire rifugio a chi si trova in una situazione di emergenza», spiega il titolare, Mario Fiorentini. «Il maltempo è una di queste ma ci troviamo di fronte anche ad altre situazioni. Ad esempio il 10 agosto ha prenotato una famiglia spagnola, marito, moglie e figlio 14enne. I genitori sono vaccinati, il figlio no perché in Spagna l’obbligo vaccinale parte dai 16 anni. In questo caso si pone il problema che il pernottamento è consentito ma non il mangiare allo stesso tavolo».

«I rifugi sono da sempre luoghi strategici, di pubblica utilità», conclude. «Ieri (domenica per chi legge, ndr) ho dato ricovero a chi aveva fatto l’Alta Via e aveva trovato maltempo».Francesco Dal Mas

Alessia Forzin

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