La seggiovia di Frassenè a Voltago è ai titoli di coda

Chiuso dal 2011, l’impianto è in stato di abbandono: scaduta la concessione, la proprietà deve ora provvedere alla bonifica

VOLTAGO. Le chiamano “Strobs”, ovvero strutture obsolete. Sono una cinquantina sulle Dolomiti bellunesi. Rimuoverle o rigenerarle? Ecco il dilemma, attualmente allo studio della Fondazione Dolomiti Unesco. In Comune di Voltago, da circa una decina d’anni è inattiva la seggiovia di Frassené. «La proprietà», fa sapere l’ex sindaco Bruno Zanvit, «ha deciso finalmente di abbatterla, di bonificare l’intera zona. E il cantiere inizierà a settembre». Si tratta dell’impianto che un tempo saliva al rifugio Scarpa-Gurekian e a malga Losch, punto di partenza per escursioni verso il Col di Lana e per le ascensioni sul “Gigante di pietra”, ossia l’Agnér. Mercoeldì un escursionista più curioso degli altri, Michele Bastanzetti di Vittorio Veneto, si è arrampicato addirittura su un pilone per dimostrare, con tanto di macchina fotografica, quando decadente sia la struttura. Alcun tratti sono ancora occupati dagli schianti di Vaia.

Anni di attesa

«È da anni che aspettiamo questa bonifica», sospira Paula, la compagna di Marco Bergamo, guida alpina e gestore del rifugio, «è una bruttura di cui tutti i visitatori ci chiedono il senso: perché passano gli anni e non viene cancellata? È un pugno nello stomaco di chi sale per godersi un panorama di incomparabile bellezza». Era il 2012 quando l’allora sindaco Zanvit dichiarava al “Corriere delle Alpi” che «la seggiovia potrebbe ancora andare; certo, c’è una manutenzione straordinaria da fare secondo le norme, ma non sarebbe nemmeno quello il problema». Ma Renato Martignago, il proprietario, in questi anni non ha trovato modo di rigenerare l’impianto. Scaduta la concessione, a questo punto deve ripristinare l’ambiente com’era prima. «La pandemia ha ritardato il progetto di bonifica. Il cantiere», assicura Zanvit, «si aprirà in settembre».

In cerca di acquirenti

La proprietà sta cercando ancora chi potrebbe essere interessato ad acquistare la fune, che non sarebbe per niente logora, e chi i piloni in acciaio («di buonissima qualità»). Lo smantellamento, comunque, avverrà “atterrando” le seggiole.

Una lunga storia

La seggiovia di Frassené (la prima in Agordino) è nata nel 1956 quando in paese il turismo tirava ancora e a Cortina andavano di scena le olimpiadi invernali. Si trattava di una monoposto; poi, nel 1984, fu creata una società mista pubblico-privato che realizzò la bi-posto attuale. Nel 1992-1993 la società però è fallita. Nel 2001-2002 l’impianto venne dunque acquistato da Martignago, che l’ha fatto funzionare fino al 2011. «Ricordo che cercammo di coinvolgere anche Luxottica», ammette l’ex sindaco, «per cercare di mantenere una minima presenza turistica in paese. Qui lavorano quasi tutti nella grande occhialeria. La risposta però non arrivò mai». Tre anni fa è invece arrivata la tempesta Vaia e con i disastri di quella fine d’ottobre a Frassené davvero si tremò: la paura era che la fune cadesse sulle case del paese che si trovano alla partenza dell’impianto. Salendo ieri l’escursionista ha intercettato ancora numerosi schianti di quella emergenza. Zanvit assicura che il ripristino porterà il sito all’antica bellezza.  

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