Né pattuglie, né autovelox, né dissuasori: cronaca di un’altra morte annunciata sulla 51

L’augurio più nefasto che io abbia mai sentito è quello in uso tra i musulmani: “possa tu sopravvivere ai tuoi figli”. Non c’è maledizione peggiore che veder morire i propri figli e sopravvivere ad un evento così innaturale che sovverte la logica umana secondo la quale i più vecchi devono congedarsi prima dei propri figli per non vedere con i propri occhi lo sfacelo e il dramma più crudele. In meno di un mese, tra agosto e settembre, su queste strade del Cadore due incidenti gravissimi hanno cambiato per sempre il destino di alcuni ragazzi e delle loro famiglie. La solidarietà e la condivisione per tanto dolore possiamo sentirle unendoci allo strazio delle famiglie coinvolte. Quello che non possiamo far passare è il non coinvolgimento delle istituzioni che dovrebbero avere l’assoluto obbligo di far cessare questa catena di lutti, con tutti i sistemi di prevenzione che si possono mettere in atto. La pericolosità della Statale 51 e di tutti i suoi punti critici sono tristemente noti a tutti, persino i periodi e le situazioni di pericolosità li conosciamo con ben triste memoria, al punto tale che è ben nota la storiella della signora di Valle di Cadore che mette su la Moka per i soccorritori quando sente il botto della solita macchina che si schianta nel solito posto ben noto a tutti. Come tutti in Cadore, conoscono la “curva del ragno”, subito dopo Pieve di Cadore, tristemente nota per l’altissimo numero di incidenti. Altrettanta notorietà ce l’ha il ponte Cadore che svetta in classifica per suicidi e paurosi frontali su un rettilineo che sembra un invito alla corsa. Corsa col finale disgraziato, come quello che ha reciso la giovane vita di una ragazza di soli 19 anni, pochi giorni fa, centrata in pieno da un’altra macchina. Mi dispiace, ma non credo alla disgrazia quando si affronta una curva con troppa disinvoltura. E non credo alla disgrazia quando su queste strade non vedo nè pattuglie, nè autovelox, nè dissuasori di velocità e nè controllo delle patenti di quei tanti “vuoti a perdere” mentali che girano pericolosamente a piede libero, soprattutto, e guarda caso, il sabato sera quando il tasso alcolico da queste parti diventa pericolosamente alto. La morte azzera tutto e non ammette repliche di nessun tipo: questo lo sa molto bene il genitore che riceve la terribile telefonata nella notte che gli dice che una vita non c’è più e con essa non può sopravvivere nessun’altra cosa se non il ricordo. Non possiamo perdere così i nostri figli, né sottostare al fatalismo della disgrazia o del destino: troppi incidente dicono che c’è qualcosa da fare, e forse più di una, e che va fatta oggi. Subito. I sindaci segnalino alla prefettura che esiste un evidente pericolo nelle nostre strade e le istituzioni mettano immediatamente le pattuglie di polizia e autovelox su ogni tratto di strada a rischio. Costa molto meno di una vita e ancora meno di una sedia a rotelle. —

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