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«Quell’auto correva, è piombata su Sara»

La tragedia del ponte Cadore. L’uomo che procedeva dietro alla diciannovenne è stato sentito dai carabinieri: l’anziano ha perso il controllo in curva

PIEVE DI CADORE. Neanche un graffio, ma sotto shock. E davanti agli occhi l’auto in corsia di sorpasso, che invade quella opposta. Giovedì pomeriggio c’era Bahrudin Hasagic, alle spalle di Sara Candeago, sul ponte Cadore. Il cittadino bosniaco, cadorino d’adozione per aver sposato una ragazza italiana, era sulla sua Opel Astra grigia e ha assistito allo schianto, che è costato la vita dalla 19enne di Sottocastello. Lavora ormai da diverso tempo alla Cadore Asfalti, un’azienda di Perarolo con la sede non lontana dalla Trenti Occhiali, dove invece la giovane donna era stata assunta solo da pochi giorni. Lunedì scorso.

Il 43enne residente a Pozzale non è stato trasportato all’ospedale Giovanni Paolo II di Pieve di Cadore o San Martino di Belluno, perché non aveva sofferto traumi; ma, al di là del comprensibile spavento, ha una ferita psicologica che non sarà facile rimarginare. Davanti agli occhi, continuano a passargli davanti i fotogrammi di quella Mercedes guidata dal 72enne trevigiano L.B., che sconfina ad alta velocità e colpisce sulla fiancata la Clio di Candeago, innescando una terribile carambola. Hasagic è ancora molto scosso e parla attraverso la moglie Ninfa Noto: «Sono disperato, perché ha perso la vita una ragazza giovanissima. Ho due figli e, al suo posto, avrei potuto esserci io. Questione di centimetri. Mi dispiace tantissimo e siamo tutti vicini alla famiglia Candeago, che è stata colpita in maniera così terribile».

L.B. è indagato per omicidio stradale e lesioni stradali. Quando starà meglio, sarà sentito dai carabinieri della Compagnia di Cortina e darà la sua versione di quello che è accaduto verso le 17.30 di giovedì. Hasagic, invece, è già stato ascoltato dai militari e messo a verbale. Le sue dichiarazioni entreranno nel fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica: «Quello che posso dire è che tutto è avvenuto in pochi istanti. Stavamo salendo verso Pieve di Cadore ed ero dietro alla macchina di Sara Candeago. Ho visto quest’altra auto veloce e fuori controllo, che ha invaso la nostra corsia, speronando l’utilitaria di Sara. Ho letto diverse cose inesatte e mi dicono che sui social siano apparse ricostruzioni fantasiose, oltre che foto da non pubblicare. Purtroppo è successo l’irreparabile e a perdere la vita è stata una ragazza, che non aveva colpa. Si è trovata lì per caso e non ha potuto sfuggire a un destino davvero crudele. Non si può morire, perché stai tornando a casa dal lavoro, a maggior ragione quando sei così giovane. Io sto bene, ma soltanto dal punto di vista fisico».

Anche a Pozzale, si discute dello schianto, dentro e fuori dal bar Saetta, nella piazza della frazione di Pieve di Cadore. E nessuno sembra riuscire a darsi una spiegazione di un evento, che non è il primo e rischia di non essere l’ultimo, se non si metterà mano alla statale 51 di Alemagna con qualche dispositivo di sicurezza in più. In quel tratto, la corsia sud è doppia per favorire i sorpassi, soprattutto nelle giornate di traffico intenso e c’è un curvone che, se affrontato a velocità sostenuta, porta inesorabilmente verso l’altra corsia.

La dinamica è quella già sommariamente descritta dai carabinieri, che hanno fatto i rilievi e potrebbe cambiare solo dopo che tutti i testimoni avranno detto la loro. Passerà qualche altro giorno, in attesa che tutti siano in grado di parlare con lucidità.

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