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Acc, fumata nera dal vertice al Mise. Nuovo incontro e scambio di accuse

Delusione e preoccupazione dei sindacati e della Regione. Il Ministero: l’art. 37 può essere attivato, ma va chiesto e Castro continua a non farlo

BORGO VALBELLUNA. Ancora nessuna soluzione per l’Acc di Mel. Quello che doveva essere, nell’immaginario delle parti sociali, il vertice risolutore per capire definitivamente, dopo tutti questi mesi di attesa (l’ultimo incontro si è svolto verso la metà di aprile) quali strumenti il governo metterà in campo per sostenere finanziariamente la fabbrica zumellese, si è rivelato ancora una volta un nulla di fatto.

Il vice ministro allo Sviluppo economico Alessandra Todde e tutti i funzionari presenti ieri al vertice ministeriale, hanno quindi convenuto di ritrovarsi nuovamente al tavolo la settimana prossima. La speranza è che in quella occasione si possa giungere ad una risposta definitiva sul futuro dello stabilimento.

Delusi Fim, Fiom, Uilm provinciali

Ma questo nuovo rinvio preoccupa non poco i segretari provinciali di Fiom, Fim e Uilm che si dicono delusi per l’evolversi del tavolo. «Il Governo ha prestato, a nostro avviso, scarsa attenzione e dedizione nei mesi passati proponendo progetti, poi definitivamente affossati come Italcomp e successivamente», scrivono in una nota, Stefano Bona (Fiom), Michele Ferraro (Uilm) e Mauro Zuglian (Fim) «emanando provvedimenti legislativi difficilmente praticabili e interpretabili (vedi articolo 37, ndr)». I sindacati evidenziano che all’incontro insieme con i colleghi nazionali abbiamo gridato «a gran voce che da oltre un anno lottiamo per garantire un futuro industriale ed occupazionale alla storica fabbrica di compressori di Borgo Valbelluna che da oltre 50 anni contribuisce in maniera significativa alla crescita economica e sociale della nostra provincia. Chiediamo che una volta per tutte sia risolto questo nodo sia legislativo ma soprattutto politico», hanno detto le parti sociali non nascondendo le eventuali conseguenze sociali in caso di mancata soluzione. «Ribadiamo la nostra piena fiducia nell’operato delle istituzioni, ma serve urgentemente un atto forte per mettere in sicurezza le casse e il futuro di Acc».

Sul fronte sindacale nazionale

Da parte loro le sigle nazionali di Fim, Fiom e Uilm non hanno risparmiato critiche al governo e ai «suoi limiti ne gestire le crisi industriali del Paese». Hanno parlato di «errore del governo nell’abbandonare il progetto Italcomp» evidenziando che a «pagarne il prezzo sono i lavoratori della Acc di Belluno e quelli dell’ex Embraco di Torino». Hanno poi evidenziato che Acc si appresta sulla strada «della pura e semplice cessione degli asset industriali, che formalmente si aprirà il 5 ottobre». I sindacati hanno evidenziato che ci sono aziende interessate all’acquisto, mentre «Acc sta progressivamente perdendo i carichi di lavoro a causa sia delle negative prese di posizione della Unione Europea sia della incapacità del Ministero dello Sviluppo economico di trovare soluzioni alternative. Alle nostre proposte dal Ministero arrivano risposte evasive. Il punto è decisivo: servono risorse per la continuità lavorativa e il pagamento dei salari».

L’assessore Donazzan

Anche l’assessore veneto Elena Donazzan presente ieri al vertice con l’unità di crisi, ribadisce quanto chiesto dai sindacati, cioè una soluzione chiara alla vicenda Acc «da parte del Mise che è responsabile di quest’azienda essendo in amministrazione straordinaria». Donazzan fa sue le domande dei lavoratori «poste da tempo che, purtroppo, oggi (ieri per chi legge, ndr) hanno visto una richiesta di rinvio da parte del Ministero. Mi sarei aspettata più di una risposta, anzi diverse ipotesi concrete per salvare Acc che, quasi miracolosamente, continua a produrre, senza finanza esterna, grazie al sacrificio dei lavoratori, alla caparbietà del commissario Castro e alla reputazione di Acc. Ho formulato alcune proposte, ora mi aspetto risposte. Non mancano le soluzioni, manca la chiarezza della direzione», ha concluso.

Da Roma

Se l’asse che va dall’assessore regionale Donazzan, al commissario Castro, ai sindacati, è compatto, dal Ministero arriva una ricostruzione diversa. Che parte dalla conferma dell’applicabilità dell’articolo 37. «È scritto proprio per le aziende in amministrazione straordinaria», ha sostenuto il funzionario al tavolo di confronto. «Si può fare, ma serve la volontà dell’azienda», sottolineano nel dopo riunione fonti ministeriali. La chiosa non è casuale. Da Roma, infatti, evidenziano come ad oggi non sia stata presentata alcuna domanda di accesso all’art.37, senza la quale le procedure non possono essere attivate. La risposta dell’azienda arriva per altri canali e suggerisce che c’è tempo fino al 22 settembre per la domanda e che comunque serve l’avallo del Mise. «Ma giorno dopo giorno i conti della fabbrica continuano ad appesantirsi», dicono dal Ministero. —

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