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Agner, cento anni fa la prima conquista della parete nord. «Fu un capolavoro»

L’impresa del trio composto da Jori, Zanutti e Andreoletti. Savio e Lagunaz: «Fu una scalata epica per quei tempi»

TAIBON. «Quando cent’anni fa è stata compiuta, era la più grande impresa mai fatta sulle Dolomiti». Berto Lagunaz, il grande alpinista agordino, a lungo a capo del Soccorso alpino di Agordo, non ha dubbi: la via aperta da Francesco Jori, Alberto Zanutti e Arturo Andreoletti il 14-15 settembre 1921 sulla parete nord dell’Agnér è stata un autentico capolavoro anche se il tempo non è stato sufficientemente galantuomo con i tre alpinisti e non ha riconosciuto a sufficienza i loro meriti.

Nel 1981, nel 60° anniversario, in località Lagunaz nella Valle di San Lucano in comune di Taibon, per iniziativa della Sezione agordina del Cai venne posta una lapide a ricordo della prima ascensione della parte nord dell’Agnér, la più lunga delle Dolomiti. «È il cosiddetto “Piz Grant”», ricorda Alessandro Savio, custode della storia della valle, «che si erge con impeto pauroso in tutta la sua maestosità in fondo alla Valle di San Lucano, descritto da Dino Buzzati come uno degli angoli più strani e impressionanti della terra che, per vederlo, dal fondovalle bisogna torcere la testa in su».

L’Agnér, il “Gigante di pietra”, era stato salito per la prima volta il 18 agosto 1875 da Cesare Tomè, Martino Gnech e Tomaso Dal Col. Sulla montagna che chiude da un lato la Valle di San Lucano mise gli occhi Arturo Andreoletti, classe 1884, ragioniere milanese, sottotenente di stanza alla caserma XXII marzo 1848 di Agordo e poi impegnato nel primo conflitto mondiale in particolare sul fronte della Marmolada. Dopo la guerra formò un sodalizio con Francesco Jori, guida alpina della Val di Fassa e cognato del celebre Tita Piaz, e Alberto Zanutti, triestino, suo compagno durante le operazioni belliche. «A metà settembre del 1921 compirono», dice Savio, «un’impresa epica per quegli anni, pensata per uscire dalla via in giornata e che invece fu possibile bivaccando con un modesto equipaggiamento, senza viveri, con soli quattro chiodi per affrontare e vincere quella grandiosa e impervia muraglia che si estende proprio di fronte ai villaggi distrutti dalla frana del 1908 di Pra e Lagunaz».

Una via che Berto Lagunaz conosce bene per averla ripetuta e per essere stata teatro di vari recuperi con i compagni del soccorso alpino. «Intanto», dice, «i tre non erano più giovanissimi e poi fecero qualcosa di veramente eccezionale per quei tempi e non solo per quei tempi. La fecero con pochissimi chiodi. Non è mica banale: se vai su e qualche chiodo ti serve per fare sicurezza, qualcuno lo togli e altri restano là e magari si rompono. Fare tiri di 5° grado, 5° superiore senza chiodi è notevole. E se poi devi tornare in giù, se hai 10 chiodi fai 10 corde doppie».

P er Lagunaz, inoltre, si tratta di una via che non consentiva vie d’uscita. «Certo, su in cima nel pezzo più difficile han trovato il punto dove si poteva passare, ma come facevano a saperlo? E quando sei lì, se non passi, non puoi andare né a destra, né a sinistra, ma solo in giù. In seguito molti hanno fatto lo spigolo nord dell’Agner che in cima ha due tiri più difficili del più difficile della parete nord; tuttavia c’è una differenza: sullo spigolo ci sono tratti in cui quasi cammini con la corda in mano, mentre sulla parete sei sempre in verticale, per 1500 metri, e passi fra i camini che, con il brutto tempo, scaricano da matti. No, no: Jori, Zanutti e Andreoletti sono stati grandissimi».

Sia Savio che Lagunaz sono concordi: i tre non ebbero negli anni successivi il giusto riconoscimento. La prima della Solleder in Civetta del 1925 ebbe maggiore risalto. «Forse la Solleder ha qualche passaggio più duro», spiega Lagunaz, «ma è meno continua e poi è più breve. È lunga 1100 metri, mentre la nord dell’Agnér ne fa più di 1500: è come se mettessi le tre Lavaredo una sopra l’altra e ti avanza ancora spazio».

La prima invernale della Jori-Zanutti-Andreoletti fu effettuata il 30 gennaio-1° febbraio 1968 da Reinhold e Heinrich Messner e Sepp Mayerl. Un’altra grande scalata che venne rievocata nel 40° il 26 luglio 2008 per iniziativa del Comune di Taibon e della Sezione agordina del Cai. Messner scrisse ad Andreoletti: “Forse Lei è venuto a sapere che (...) siamo riusciti a fare la prima ascensione invernale della sua via al Monte Agner. (...) Mi levo il cappello davanti ai primi salitori di questa più lunga parete delle Dolomiti ed oggi dopo 47 anni Le voglio dire la mia congratulazione per questa bellissima impresa”. «Questa via ci dice che gli alpinisti del primo dopoguerra sapevano arrampicare in libera», conclude Savio. Gianni Santomaso

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