Canoni idrici in picchiata e piano Valcismon da rilanciare

I Comuni dell’Unione montana feltrina dovranno spartirsi 90 mila euro in meno I due alvei da dragare con urgenza sono Ponte Serra e soprattutto il lago del Corlo 

/ FELTRINO

Canoni idrici in picchiata anche per il Feltrino dove fino a un anno fa erano 360 mila euro, per quest’anno si prevede una decurtazione di quasi 90 mila euro. Così 272 mila euro diviso 12, considerato anche l’inserimento dei quattro Comuni del feltrino occidentale (Fonzaso, Arsiè, Lamon e Sovramonte), nella ripartizione sono briciole. Di questo si è parlato all’ultima conferenza dei sindaci dell’Unione montana feltrina da cui si sono delegati i consiglieri provinciali, primo fra tutti Dario Scopel sindaco di Seren del Grappa, a intercedere affinché la quota di riparto sia portata quantomeno alla cifra iniziale.


È stata questa l’occasione anche per riattualizzare il “piano Valcismon” che prevede lo sghiaiamento degli alvei di Ponte Serra e del Corlo, quest’ultimo ormai quasi al “colmo”. Un piano che doveva partire già nel 2018, quando il settore dell’edilizia stava riprendendo vigore, e che si è arenato sulle vicissitudini e gli avvicendamenti in Provincia, sulla carenza di personale e sul ricambio dei dirigenti a palazzo Piloni. Su questo aspetto ci sarebbe stata convergenza fra gli amministratori di Umf per sollecitare la Provincia a riprendere in mano il piano.

Il dragaggio degli alvei di Ponte Serra e del Corlo, si è convenuto in conferenza Umf, è urgente dal punto di vista ambientale soprattutto per quanto riguarda il lago. Il piano prevede l’estrazione di milioni di metri cubi di materiale ghiaioso da vendere. L’obiettivo è quello di riconvertire i proventi della vendita nella sistemazione delle sponde, nel riequilibrio dei dissesti idrogeologici e anche nella riqualificazione delle due aree.

Nel preliminare si erano prospettati passerelle e percorsi ciclopedonali in prossimità delle sponde che dovranno essere sistemate, prima di tutto e soprattutto per quanto riguarda Ponte Serra, ai fini della sicurezza. Sono dieci anni che non si provvede più all’estrazione di materiale dai fondi, causa la crisi dell’edilizia che ha bloccato, oltre a tutto il resto, anche interventi come questo. Qualora si autorizzi la ripresa del progetto ValCismon, il prelievo di materiale dovrà essere contingentato per non provocare pericoli, soprattutto nel caso di Ponte Serra.

La diga è un impianto vetusto e datato considerato che avrà quasi cent’anni. Non è pensabile uno svuotamento indiscriminato che magari crei una tale pressione d’acqua da rendere insostenibile la tenuta della diga. I Comuni dell’area, in particolare, sono tutti concordi nel sollecitare la Provincia per il recupero dell’asta del Cismon da Pontet fino a Incino. L’ultimo svuotamento di cui si abbia memoria “feltrina” per il recupero di materiale da costruzione, è quando si è realizzato il passante di Mestre. Poi, la crisi prima e la burocrazia dopo hanno ingessato tutto. —

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