Il Corriere delle Alpi compie 27 anni: specchio della comunità

Il mondo è cambiato in fretta, il giornale ha saputo cogliere nuove opportunità. Ma la mission resta la stessa: raccontare i problemi di chi vive in montagna. Ventisette anni nei messaggi di ventisette lettori, i video auguri di: Eugenio Tamburrino | Oscar De Pellegrin | Alvaro Dal Farra | Alessandro Molin | Andrea Dal Pont | Auser Agordo | Bruna Codogno  | Carlo Balestra | Davide De Bona | Denis Zatta | Fabio Callegher | Labros Mangheras | Lorena De Zaiacomo | Croce Rossa Feltre | Simone Corbanese | Silvio Scopel | Walter De Barba | Federica Turrin | Tiziana Penco | Roberto Marchet | Nives Milani | Pierluigi Trevisan | Mirko Mezzacasa | Mauro Topinelli | Manuela Selvestrel | Liana Cavallet | Gianni Segat

BELLUNO. Ventisette anni, il 27. E ventisette lettori che fanno gli auguri al giornale, si raccontano e affidano i propri messaggi: un gioco di numeri per sottolineare una realtà plurale. Il Corriere delle Alpi siamo noi. Noi che lo leggiamo, squaderniamo, postiamo, commentiamo, apprezziamo e critichiamo. Noi, il pubblico vasto che ogni mattina si affaccia in edicola, Noi Corriere delle Alpi, la community velocemente cresciuta attorno all’edizione digitale, al sito e alle articolazioni social. Non semplici spettatori, ma interlocutori di un dialogo costante.

Tra il Corriere e il territorio - Belluno, Feltre, le valli, le montagne più belle del mondo - c’è un legame saldo che non sprofonda in verticale nel tempo, ma ha radici ramificate e vitali, si nutre di professionalità e prossimità. Del giornale - di questo giornale - si dice che è vicino e accessibile, si racconta che non ci sia famiglia di cui non abbia scritto. E, pure, se ne sottolinea l’autorevolezza, frutto di professionalità e sensibilità convergenti. Un giornale che è una piazza di incontri e uno specchio in cui quotidianamente guardarsi, trovando magari una ruga in più, ma riconoscendosi nel profondo.

Ventisette anni sono energia. È un’età felice, in cui convivono sorrisi scanzonati e ferma responsabilità: ci si addice, ci piace. E ci piace, proprio oggi, rinnovare l’impegno a grattare via la patina superficiale per raccontare la sostanza con curiosità e disincanto, con passione. Senza inveire, senza urlare, ma con assoluto rigore. Un’opera costante nel tentativo di sollecitare riflessioni e stimolare azioni virtuose, ché puntare il dito su ciò che non funziona non è mai bastato.

Buon compleanno, Corriere delle Alpi.

I 27 anni del Corriere, Bruna Codogno: la buona scuola aiuta il territorio, fatene una rubrica

Dalla memoria del Vajont alla tempesta Vaia: sempre in prima linea

Era il 27 settembre del 1994 quando cinque giornalisti, capitanati da Toni Sirena, e un manipolo di collaboratori sparsi in tutta la provincia misero nero su bianco (è proprio il caso di dirlo) il primo numero del Corriere delle Alpi. Sono passati giusto 27 anni da quel giorno e di notizie ne sono passate tante tra le nostre mani e nelle nostre redazioni.

Siamo partiti con l’idea di essere il giornale dei bellunesi, una piazza dove dibattere i temi che stavano più a cuore ai cittadini, portati fuori dai palazzi della politica e dell’economia. E la mission non è cambiata in questi anni. Difficile ricordare in poche righe tutte le iniziative che sono state messe in campo in quasi tre decenni e i temi che abbiamo affrontato. Ma alcuni hanno avuto un peso maggiore.

A cominciare dal recupero della memoria del Vajont, un argomento che era finito in soffitta troppo in fretta e che divenne improvvisamente un grande tema nazionale con l’orazione civile di Marco Paolini accanto alla diga del Vajont. Era il 1997.

Anni dopo, nel 2013, in occasione dei 50 anni dalla tragedia è stato realizzato un memoriale sul sito web del Corriere delle Alpi che ha ricostruito l’intera vicenda fin dalle sue origini e nei decenni successivi al 1963 e ha raccontato le storie delle 1.910 vittime.

I 27 anni del Corriere, Tiziana Penco: l'agricoltura eroica nelle terre alte ha bisogno di riflettori accesi

Strettamente collegata al Vajont, la battaglia per l’acqua, “scippata” a costi bassissimi per la produzione idroelettrica o per l’irrigazione dell’agricoltura di pianura, lasciando i torrenti e i fiumi vuoti.

Il Corriere compie 27 anni, gli auguri di Segat

Qualche vittoria e tante sconfitte su questo fronte per i bellunesi, se consideriamo che in questi giorni si sta di nuovo dibattendo sui laghi senz’acqua.

E poi la discussione sempre aperta sulla specificità della montagna che esiste sulla carta ma non ancora nell’attuazione concreta. Senza dimenticare la sanità e le tante manifestazioni che hanno portato in piazza e in strada decine di migliaia di bellunesi, arrivati fino a Venezia per difendere la montagna.

E lo spopolamento, la difficoltà di vivere nelle Terre Alte, i trasporti, l’economia e tanto altro.

Soprattutto il nostro è stato ed è ancora oggi il tentativo di far conoscere le problematiche di chi in montagna vuole continuare a vivere, che sono completamente diverse da quelle di chi vive in pianura e per ricordare a tutti che non siamo solo il luna park del Veneto o solo il luogo delle vacanze di molti italiani.

Gli ultimi anni sono stati molto impegnativi per il nostro lavoro. Il pensiero va a Vaia, alla tempesta perfetta, con metà provincia tagliata fuori da ogni tipo di collegamento, senza telefoni, energia elettrica, acqua.

È stato avventuroso raccontare quei giorni, con il giornale di carta tornato ad essere centrale nella comunicazione, un giornale di storie e di servizio, grazie anche al grande lavoro dei collaboratori.

I 27 anni del Corriere, Federica Turrin:ci aiutate a dar voce alla Mongolfiera di Giorgia

Esattamente come è accaduto due anni dopo con il Covid. I bellunesi, come il resto degli italiani e dei cittadini di tante altre parti del mondo, si sono trovati chiusi in casa: tutto fermo, tutto bloccato.

Ancora una volta, si è trattato di dare voce a tutti. E “tutti” non è una parola presa a caso. Ne abbiamo raccolte di voci, di facce, di vicende, anche di tragedie, in questo anno e mezzo di pandemia.

Quello che abbiamo sempre considerato un fiore all’occhiello del nostro lavoro è proprio il rapporto con i lettori che ci hanno premiato nel corso di 27 anni facendoci diventare abbastanza in fretta il primo giornale della provincia.

Lo abbiamo mantenuto vivace, questo rapporto, con iniziative come il camper che si spostava di paese in paese per raccogliere in presa diretta le segnalazioni, i problemi, i disagi, le proteste.

Lo abbiamo alimentato con i tanti concorsi che hanno coinvolto i lettori, premiando gli sportivi più amati, o i baristi o i bellunesi in generale. E negli ultimi anni le fotografie più belle.

E lo abbiamo coltivato, questo rapporto, dando spazio alle storie personali, alla vita delle associazioni, alla pratica sportiva in tutte le sue sfaccettature, al mondo dello spettacolo e della cultura.

Quando internet era per pochi e i social non esistevano era buona norma aprire il giornale per conoscere appuntamenti e programmi.

Il mondo è cambiato, e molto, in questi 27 anni. E anche il giornale è cambiato, è diventato più ricco, ora si articola su diverse piattaforme, che partono dalla carta stampata e si muovono tra i più moderni sistemi di comunicazione.

Basti pensare al QRcode grazie al quale in questi giorni si può leggere in internet una delle nostre inchieste, quella sullo stato dei boschi post Vaia, in anteprima rispetto alla carta stampata.

Chi lo avrebbe mai pensato 27 anni fa, quando i collegamenti con la tipografia, che era a Bolzano, si interrompevano all’improvviso e i giornalisti si trasformavano in tecnici per far ripartire i computer, seguendo le istruzioni telefoniche e il sempre valido “spegnere e riaccendere”.

Il giornale è cambiato e cresciuto anche come numero di giornalisti e collaboratori, passando da una sede all’altra, da via Cipro a via Loreto e ora piazza dei Martiri.

Si è arricchito di inserti, dallo sport all’economia, alle notizie di servizio, al tempo libero e di inchieste.

Alla base di tutto c’è sempre la passione per questo lavoro, che ti fa dimenticare le lunghissime giornate, che fa superare qualche arrabbiatura, che ti riporta ogni giorno in giro, tra un’intervista e una conferenza stampa, la cronaca di una partita o il racconto di una tragedia.

Il nostro obiettivo oggi è lo stesso di 27 anni fa: raccontare, approfondire, denunciare e dare voce ai bellunesi.

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