Contenuto riservato agli abbonati

Una bomba a mano nascosta nel bosco: la ’Ndrangheta voleva uccidere a Belluno

In trasferta da Brescia per far fuori un presunto traditore. La Distrettuale antimafia ha fermato cinque persone

BELLUNO. «Ci vorrebbe un Ak47 e poi gogo sul grilletto. Tempo ci vuole ma le soddisfazioni piano piano ce le prendiamo».

L’Ak47 è un Kalašnikov, un fucile d’assalto: in realtà, i fiancheggiatori al nord della ’Ndrangheta disponevano anche di bombe a mano e armi da guerra, nella pianificazione dell’omicidio di un ex fidelizzato da fare fuori senza complimenti.

Fra gli obiettivi, per la verità, anche far saltare un’auto blindata dopo la sentenza di condanna della Corte di appello di Reggio Calabria di dicembre 2020.

Questo articolo è riservato a chi ha un abbonamento

Tutti i contenuti del sito

3 mesi a 1€ poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Noi Corriere delle Alpi la comunità dei lettori

Video del giorno

Un F-35 della Marina inglese non riesce a decollare dalla portaerei e si schianta in mare

Panino con hummus di lenticchie rosse, uovo e insalata

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi