I Fondi straordinari spaccano i sindaci: i Comuni esclusi pensano a un ricorso

Vendramini: «La nostra sarà una giusta battaglia» Sala: «Noi penalizzati anche dal prelievo dell’Imu»

Irene Aliprandi / belluno

Un ricorso contro le disparità create dai fondi straordinari. È sempre più tesa la situazione nei 21 comuni della provincia esclusi dal Fondo dei comuni di confine, dal Fondo Letta e dai Fondi per le aree interne, misure nate per sostenere territori svantaggiati rivelatisi preziosissimi, ma anche un’arma a doppio taglio, perché che negli anni hanno spostato il perimetro dei privilegi, lasciando una parte di provincia fuori da ogni beneficio.


La politica bellunese ne è consapevole da tempo e per questo sono nati i progetti di area vasta e gli ambiti ottimali, che però non livellano le sperequazioni e spesso diventano motivo di discordia tra i sindaci. Come se non bastasse, troppi soldi sono fermi da anni per l’incapacità dei comuni beneficiari di spenderli. Tutto questo ha fatto lievitare il livello del malcontento che sta diventando esplosivo e più di un sindaco, tra quelli esclusi, inizia a dubitare della legittimità costituzionale di questi fondi.

C’è infatti un confronto in atto tra i 21 comuni cosiddetti di terza fascia, ormai riuniti in una rete, tra i quali sta maturando l’idea di passare all’azione.

«Intendiamo attuare tutte le azioni necessarie per accendere l’attenzione su questo problema e intraprendere una giusta battaglia», conferma il sindaco di Ponte nelle Alpi, Paolo Vendramini, che porta l’esempio del suo comune. «I nostri vicini beneficiano dei nostri servizi: scuole, trasporti, sociale. Penso a Soverzene ma anche a Longarone, che però non pensano a noi. Con tutto il rispetto, Soverzene ha 350 abitanti, Ponte ne ha 9 mila, ma loro ricevono un milione all’anno, noi zero. È chiaro che così non può funzionare, io ritengo che certe norme siano ormai sorpassate». Vendramini prova anche a scherzarci su, ma se potesse lo farebbe sul serio: «Pensavo di comprare dieci metri di terra a Soverzene al confine con il Friuli, così i soldi arrivano anche da noi».

Il sindaco di Alano, Serenella Bogana, vive nella stessa situazione e si infiamma ricordando una riunione in cui i fondi sono stati estesi a tutti i comuni per aiutarli ad affrontare la pandemia: «Ho sentito sindaci di prima fascia affermare “ma che sia l’ultima volta”. Ci sono casi di ingordigia che mi indignano e se penso ai fondi non spesi c’è da vergognarsi. È chiaro che i fondi straordinari sono benvenuti e sono felice per chi li ha, anche perché l’area vasta ha esteso la progettualità, ma noi stiamo diventando la periferia della periferia e le sperequazioni fanno arrabbiare. Stiamo parlando di soldi pubblici, siamo sicuri che sia costituzionale usarli così? E quali risultati sono stati ottenuti? Io propongo un convegno tipo “Fondi Odi 10 anni dopo, a che punto siamo?”, perché mi sembra che sia cambiato ben poco nei comuni che li hanno. Non vedo la popolazione aumentare e sopra quei marciapiedi d’oro cammina sempre lo stesso numero di abitanti, se non di meno. Io credo che la soluzione sia rendere beneficiaria dei fondi straordinari l’intera provincia di Belluno», dice Bogana.

Nei comuni turistici c’è un problema in più, come spiega il sindaco di Borca di Cadore, Bortolo Sala: «Noi siamo esclusi da tutti i fondi straordinari e in più dobbiamo versare al fondo perequativo dello Stato il 64% dell’Imu. Borca non riceve alcun trasferimento governativo e per di più versa allo Stato 870 mila euro all’anno. Tre anni fa abbiamo fatto ricorso contro questo prelievo e spero che ci diano ragione, perché è insostenibile». E a proposito di prelievo dell’Imu Cortina batte ogni record versando allo Stato 11 milioni di euro all’anno. «A me basterebbe che mi lasciassero i soldi dell’Imu», aggiunge Sala. «I progetti di area vasta vanno bene, ma sono solo per grandi ambiti di 8-10 comuni. Se a Borca c’è bisogno di fare qualcosa soldi non ce ne sono. Sì, sono arrabbiato, perché c’è chi riceve 500 mila euro all’anno a fondo perduto e può fare marciapiedi d’oro, mentre io fatico a tappare i buchi nell’asfalto». —

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