Moroni, torna la festa a Seren Il consorzio celebra i 25 anni

Attesa una produzione di 40-50 quintali, sufficiente per la manifestazione Il presidente Rusalem: «I nostri soci sono un presidio per la tutela del territorio»



seren del grappa


Prodotto garantito per la Festa dei moroni a Rasai, che riparte dopo lo stop dovuto alla pandemia dell’anno scorso. La manifestazione è in programma sabato 16 e domenica 17 e poi ancora il fine settimana successivo (23 e 24), organizzata dalla Pro loco che cura il programma, mentre il consorzio di tutela del morone feltrino porta sui banchi della mostra mercato il frutto tipico dell’autunno.

«Stanno cadendo i primi frutti dagli alberi, ci vorrà anora qualche giorno. Però il prodotto c’è», dice il presidente del consorzio Andrea Rusalem. «In questa stagione alcune zone sono state colpite dal maltempo, ma con il nostro sistema capillare riusciamo a compensare il quantitativo necessario per soddisfare la clientela, sia locale, sia proveniente da fuori provincia».

Quest’anno poi è un anno speciale per il consorzio di tutela, perché festeggia il venticinquesimo anniversario dalla fondazione. Il consiglio direttivo consegnerà un riconoscimento ai soci fondatori.

«La scelta fatta nel 1996 è stata lungimirante», sottolinea l’attuale presidente Rusalem. «C’erano tante piante che stavano per morire ed è stato costituito il consorzio per andare a recuperarle. In questi 25 anni si è riusciti a conservare una tradizione castanicola che esisteva fino agli anni Settanta e poi è andata a scemare, ma successivamente è rinata e la produzione si sta consolidando. Adesso stiamo cercando di evolverci, andando a trovare delle novità e approfondendo alcuni aspetti, dai trasformati fino a iniziative ambientali e culturali all’interno di un contesto castanicolo che è anche turismo», rilancia il presidente del consorzio, che conta una sessantina di soci. «Adesso c’è il sentore di alcuni giovani interessati a entrare, che forse hanno visto nel consorzio un punto di riferimento, perché il settore non è semplice».

Il potenziale di produzione si aggira sugli 80 quintali all’anno, dopo di che dipende dall’andamento delle stagioni. «Anche il nostro comparto sta vedendo le problematiche sul cambio climatico, infatti stiamo pensando a progetti di sinergia per selezionare la migliore varietà coltivata che si adatti ai nuovi scenari», dice Rusalem. Per quest’anno, «la prospettiva potrebbe essere sui 40-50 quintali. Il momento per capire se il riccio si ingrossa o meno si gioca nello spazio di un mese tra settembre e ottobre. Comunque per la festa penso che non ci siano problemi».

«Le nostre sono micro aziende, però tanti piccoli soci messi tutti insieme fanno un grosso mucchio», spiega. Inoltre, «avere tanti piccoli produttori in giro, che tengono pulito ogni anno un piccolo pezzo di terreno nel bosco, è un presidio per il territorio. Questo favorisce l’aspetto ambientale e un concetto di biodiversità. Ma avere un sottobosco pulito, dove la gente può venire a passeggiare in tranquillità, è anche una vetrina turistica». —

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