Corsa ai tamponi, l’Ulss 1 moltiplica l’offerta: si passa da 1.000 a 2.500 test al giorno

La coda per i tamponi al drive in dell’ospedale San Martino di Belluno

Serviranno due ore per ottenere la certificazione. Assindustria e sindacati a confronto per evitare il blocco delle attività

BELLUNO L’Azienda sanitaria aumenterà di una volta e mezza la disponibilità di tamponi. Da mille al giorno passerà, infatti, a 2500 come media giornaliera nei quattro drive in di Paludi, Alpago, Feltre, Agordo e Tai di Cadore. Accadrà da giovedì, come conferma il responsabile della prevenzione, Sandro Cinquetti. Per quanto riguarda l’orario, sarà ampliato dalle 7 del mattino alle 19.

Ma ecco un primo problema: ci vorranno almeno 2 ore per avere il responso. Quindi, esemplificando, l’operaio che si presenterà al tamponaggio alle 7 del mattino non riuscirà ad entrare in fabbrica prima delle 9. Le aziende, dunque, dovranno prevedere orari flessibili per chi non è provvisto di Green pass da vaccino. «Ad oggi non è possibile prevedere un’organizzazione diversa. Verificheremo che cosa accadrà da qui ad una settimana», afferma Cinquetti, «e procederemo di conseguenza. Sia chiaro, comunque, che la nostra priorità è la vaccinazione. Questa è la via maestra».

E lo è anche per Confindustria, come pure per Cgil, Cisl e Uil. Ma, al tempo stesso, si ha piena consapevolezza che con l’obbligatorietà del tampone, dal 15 ottobre, numerose imprese si troveranno in difficoltà, per cui è giocoforza individuare delle alternative. Oggi si terrà un tavolo di lavoro tra Ulss1, Confindustria e organizzazioni sindacali. L’ha chiesto l’ Associazione degli industriali, per conto pure di Cgil, Cisl e Uil.

«I potenziamenti del servizio a cui possiamo provvedere ben volentieri li mettiamo in campo, ma di più al momento non possiamo fare, nel senso», spiega Cinquetti, «che il personale oggi disponibile è quello per i quattro drive in, dalle 7 alle 19. Moltiplicare questi siti significa trovare altro personale e strutture. Vedremo con le aziende, le loro associazioni ed i sindacati che cosa si può fare di più, in tempi brevi».

D’altra parte, aggiunge Cinquetti, una valutazione puntuale dipenderà anche dalle esigenze che si riscontreranno nei primi giorni di obbligatorietà della certificazione. Ad oggi la percentuale dei lavoratori no Green pass è intorno al 15% e qualche problema, soprattutto le grandi aziende, potrebbero averlo. Grandi aziende, peraltro, che confermano la piena adesione alle direttive confindustriali che sono poi quelle del governo: raccogliere l’opportunità della gratuita vaccinale. Quanto alla durata dei tamponi, questa, al momento, non va oltre alle 48 ore. «Per le 72 ore», precisa Cinquetti, «si attende una determinazione del Comitato tecnico scientifico». In questi primi giorni della settimana le aziende stanno verificando il numero di collaboratori sul quale potranno contare da lunedì prossimo. «Non possono chiedere quanti lavoratori sono vaccinati e quanti, pertanto, non hanno la certificazione, ma in base all’ultimo decreto», conferma Denise Casanova della Cgil, «possono accertarsi sulle presenze per riorganizzare al meglio l’attività produttiva. Alcune aziende si sono rivolte alle agenzie interinali per dare copertura ai posti vacanti, altre si stanno accordando con i centri di medicina o le farmacie per i tamponi, in qualche caso anche gratuiti. È evidente, quindi, che ci sarà una certa flessibilità negli orari».

La Fim Cisl conferma che il problema principale in questa fase è la possibilità, per i lavoratori non vaccinati, di poter fare i tamponi ogni 48 ore. «I laboratori sono tutti in overbooking», spiega Matteo Caregnato della Fim. «Abbiamo chiesto alle aziende di adoperarsi per fare delle convenzioni e la disponibilità c’è, ma il problema è che i laboratori non hanno capienza, così come non sono autorizzati al rilascio del Green pass. E questo è un problema enorme. Chiediamo di trovare soluzioni per garantire ai lavoratori non vaccinati la possibilità di fare i tamponi».

Verifiche anche dai vertici di Confartigianato nel sistema delle piccole aziende, dove i numeri dei no vax sono proporzionalmente più contenuti, ma possono costituire comunque un problema. In base ai risultati della ricognizione, la confederazione di Claudia Scarzanella assumerà le necessarie misure.

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