Aziende e sindacati uniti: hub per i test a Longarone

La richiesta indirizzata alla Ulss 1 per coprire un’area lontana dai centri sanitari Valutazione aperta, ma organizzare quel servizio risulta molto complicato

Francesco Dal Mas

BELLUNO


Un drive in per i tamponi anche a Longarone. L’hanno chiesto Confindustria ed i sindacati Cgil, Cisl e Uil all’Azienda sanitaria.

L’incontro con Sandro Cinquetti, direttore della Prevenzione dell’Ulss 1, si è svolto nel pomeriggio di ieri. Profonda sintonia, va subito detto, tra il direttore dell’Associazione Industriali, Andrea Ferrazzi, ed i segretari provinciali delle tre confederazioni sindacali.

Hanno preso atto dell’impegno della Direzione Ulss di moltiplicare i tamponi, da 1000 a 2500, nei drive in di Paludi (Alpago, Feltre, Agordo e Tai di Cadore), ma resterebbe scoperta proprio l’area industriale di Longarone, con centinaia di lavoratori non vaccinati che troverebbero difficoltà a scendere a Paludi o a salire a Tai. Cinquetti non ha detto di no. Ha spiegato che mettere in piedi una struttura come queste è complesso, perché bisogna trovare il personale. E trovarlo disponibili dalle 7 del mattino alle 19, ovviamente a turno.

Ma già la prossima settimana, quando il gruppo i ritroverà per fare il punto, alle luce delle esigenze post 15 ottobre (tampone obbligatorio) una risposta ci sarà. L’esigenza è determinata anche dal fatto che, come ha spiegato il presidente dell’ordine dei farmacisti, Alessandro Sommacal, la disponibilità della categoria è “quasi satura”. E sino a fine anno.

Su 76 farmacie, ben 45 faranno i tamponi. A pieno ritmo, ma, attenzione, anche in queste realtà c’è personale non vaccinato, che quindi rischia dal 15 di non poter lavorare se non si farà tamponare.

«Certo è», ha affermato Ferrazzi, raccogliendo anche la piena adesione del sindacato, «vaccinarsi è la soluzione più saggia e più efficace. Chi è dubbioso o ha qualche motivo di paura, deve fidarsi della scienza. Come, peraltro, dimostra l’esperienza».

TAMPONI ALLA CLIVET

L’industria Clivet di Feltre, intanto, fa un passo avanti nel segno della solidarietà: proponendo ferie pagate a chi non troverà modo di farsi il tampone, in caso di necessità.

«In questo momento storicamente difficile e rappresentativo, riteniamo che la solidarietà collettiva e il gesto di “venir incontro” tra di noi siano fondamentali, per superare tutte le sfide collegate al Covid-19 e di sconfiggerlo, insieme», scrive l’azienda. Che avrebbe valutato di buon grado anche la possibilità di coprire le assenze con periodi di ferie, dunque pagati.

Clivet ha fatto sapere di aver stipulato una convenzione con la farmacia Ricci di Feltre per poter effettuare il tampone due volte alla settimana, martedì e giovedì mattina. Nella giornata di martedì 50 tamponi saranno a carico di Clivet e le sue persone potranno beneficiarne a prescindere dalla motivazione individuale. Clivet evidenzia che questo servizio sostituirà i controlli e i test che l’azienda ha da sempre messo a disposizione ai suoi dipendenti all’interno dei propri locali.

«La mancanza del Green Pass può incidere significativamente sulla nostra efficienza produttiva e organizzativa. Stiamo chiedendo ai dipendenti», insiste l’azienda, «di collaborare attivamente, comunicando ai loro responsabili eventuali periodi di assenza dovuti all’assenza del Green pass». —

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