Luciani beato, Zaia: il sorriso e la dolcezza del suo accento veneto hanno conquistato il mondo

Grandissima gioia è espressa anche dal direttore della Fondazione Papa Luciani di Canale: adesso attendiamo con gioia la data della sua beatificazione

BELLUNO. «Ha portato a San Pietro la semplicità e la concretezza della nostra gente ma, nonostante il suo pontificato sia durato soltanto un mese, il sorriso e la dolcezza del suo accento veneto hanno conquistato il mondo. A nome di tutti i veneti esprimo la gioia e l’orgoglio per la notizia del decreto che apre la via della beatificazione di Giovanni Paolo I». E’ il messaggio con cui Luca Zaia esprime gioia e soddisfazione per l’annuncio della beatificazioni di papa Luciani. «Il decreto del Papa fa vedere ormai prossimo il giorno in cui don Albino, come lo chiamavano tanti nostri anziani che lo avevano visto giovane prete nel Bellunese, sarà beato – sottolinea il Presidente – e quel giorno sarà una grande festa per tutta la nostra regione. La modestia che, fin dalla nascita in un’umile famiglia di lavoratori delle montagne agordine, ha sempre contraddistinto Papa Luciani non ha impedito che fosse protagonista di un pontificato che, nonostante la brevità, ha segnato un periodo importante nella vita della Chiesa. La sua beatificazione ci appare anche una eccezionale sottolineatura del ruolo che ha avuto la Chiesa veneta nella vita del ‘900. Sono tre i patriarchi di Venezia, pastori delle Genti venete, eletti pontefici nel ventesimo secolo. Pio X e Giovanni XXIII sono già stati proclamati Santi, anche Giovanni Paolo I potrà salire presto alle glorie degli altari come beato».

Grandissima gioia è espressa anche dal direttore della Fondazione Papa Luciani di Canale d'Agordo Onlus, Loris Serafini: «Quanto sognato nel lontano 2002 dall'allora vescovo di Belluno-Feltre Vincenzo Savio si sta finalmente avverando – dice Serafini - L'amatissimo mons. Savio voleva proporre la figura di Albino Luciani come esempio di santità ordinaria per la propria Diocesi e per la Chiesa universale, valorizzando la vita e l'insegnamento del semplice sacerdote di Canale d'Agordo divenuto papa con il nome di Giovanni Paolo I, proponendolo a tutto il mondo come modello attuale di una santità assolutamente comune e accessibile a tutti. Questo suo sogno ora diventerà realtà, accogliendo le richieste di moltissimi fedeli che da tutte le parti del mondo lo volevano posto all'onore degli altari. Ma Albino Luciani rifuggiva i posti d'onore. Preferiva sentirsi piccolo. A Vittorio Veneto e a Venezia ripeteva “Quando parlo da solo a Dio e alla Madonna la mitra, lo zucchetto, l’anello scompaiono; mando in vacanza l’adulto e anche il vescovo, per abbandonarmi alla tenerezza spontanea, che ha un bambino davanti a papà e mamma.” Perfino da Papa ripeteva questo concetto: "Dobbiamo sentirci piccoli davanti a Dio. Quando io dico: «Signore, io credo»; non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla mamma; io credo al Signore, a quello che egli mi ha rivelato". La santità che preferiva Albino Luciani era quella della vita quotidiana, quella della "Madonna delle pignatte" che, diceva, "si è fatta santa senza visioni, senza estasi, si è fatta santa con queste piccole cose. Lavava scodelle, preparava minestre, pelava patate o qualcosa di simile". Quindi – conclude - possiamo davvero essere felici che la Chiesa abbia ufficialmente riconosciuto la santità di questo "straordinario" pastore vissuto in modo assolutamente ordinario, che avvicina tutti i credenti a una santità accessibile, possibile e concreta, quella che secondo l'antica etimologia, rende i credenti "pieni di vita" e dà senso pieno alla vita. E' una santità accessibile, perché non è un merito conquistato, ma un dono gratuito del Signore, come risposta alla fiducia riposta in Lui. Adesso attendiamo con gioia la data della sua beatificazione».

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