Addetti agli impianti, allarme rosso Zardini: «Non bastano gli annunci, siamo scoperti»

A pochi giorni dalla riapertura  delle strutture di risalita  manca il personale necessario  in tutte le stazioni sciistiche della provincia di Belluno

CORTINA. Non solo alberghi, bar e ristoranti. L’allarme legato alla mancanza di personale interessa anche gli impianti di risalita. A pochi giorni dall’attesa riapertura, tutti i comprensori sciistici del Bellunese sono alle prese con una ricerca di personale che al momento non sta dando i risultati sperati. Difficile capirne le motivazioni, ma da Cortina si alza un monito rivolto allo Stato. «Qualcuno deve iniziare ad interessarsi in maniera decisa a questo problema», tuona Marco Zardini, presidente del consorzio esercenti impianti a fune di Cortina, «quello che sembrava fino all’estate un problema delle strutture ricettive oggi interessa in maniera importante anche gli impianti di risalita. Non solo di Cortina, tengo a precisarlo ma anche di altri territori come Arabba, Alleghe o Falcade, visto che ho sentito i miei colleghi che, come il sottoscritto, sono fortemente preoccupati per questa nuova tendenza».

I numeri, del resto, parlano chiaro. Solo su Cortina sia in Tofana che in 5 Torri ad oggi mancano almeno dieci figure professionali incaricate della gestione ad ampio raggio degli impianti di risalita. «Va detto che siamo alle prese con un ricambio generazionale», prosegue Zardini, «molti dei nostri storici dipendenti, soprattutto capistazione, sono andati in pensione o ci stanno andando. Su questo fronte ci siamo mossi per tempo, preparando il personale specializzato in ruoli decisionali ed al tempo stesso delicati, che richiedono preparazione e professionalità. Quello che viene a mancare è il personale di supporto, figure stagionali che in due giorni, seguiti dai nostri uomini, imparano il da farsi. Quelle figure oggi non ci sono, non solo a Cortina ma anche nei paesi vicini».

Appunto, i numeri. Ista lamenta la mancanza di sette elementi utili a completare l’organico in vista dell’inverno 2021/2022. In 5 Torri la carenza è circoscritta a due figure ma l’elemento che balza agli occhi degli addetti ai lavori e che, inevitabilmente, ha fatto scattare il campanello d’allarme, risiede nell’azzeramento delle liste che fino ai tempi pre Covid ospitavano tra le trenta e le quaranta persone. Uomini e donne, non solo di Cortina, che si candidavano spontaneamente per effettuare lavoro di supporto agli impianti di risalita durante i quattro mesi invernali. «In qualche maniera faremo come del resto abbiamo sempre fatto ma di questo problema è bene che qualcuno in alto inizi a interessarsi in maniera seria», ripete Marco Zardini, «per la prima volta ci ritroviamo a pubblicare un po’ ovunque annunci di offerte di lavoro che al momento sono rimasti inascoltati. Nel frattempo il tempo passa e tra meno di un mese i nostri impianti dovrebbero tornare a muoversi. I motivi di questa carenza sono difficili da individuare. È una situazione strana, anomala. Tanti, con l’avvento del Covid, hanno modificato lo stile di vita compreso il lavoro ma non credo basti questo a darci una risposta» .

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