Fagioli, fave, dorella, cappucci Tornano sulle tavole agordine le antiche varietà recuperate

A “La stua dei bacagn” di Livinallongo preparato un gutoso menù coi prodotti dei due orti sperimentali al centro di un progetto Interreg 

L’INIZIATIVA

Dalle sementi dimenticate i prodotti per piatti “gourmet”. Ortaggi come la fava, la dorella, alcune varietà di fagioli o il cavolo cappuccio riscoperti grazie ad un progetto Interreg Italia – Austria.


Sono stati presentati nei giorni scorsi al ristorante “La stua dei bacagn” di Livinallongo i primi risultati del progetto “Recupero della biodiversità nelle coltivazioni alpine – Una gestione sostenibile negli orti e nei campi dell’Alto Agordino e del comune austriaco di Assling” indetto dal Gal Alto Bellunese con la direttrice Adriana De Lotto e la collaborazione di Jolanda Da Deppo.

L’obiettivo è quello di valorizzare la biodiversità delle aree alpine attraverso il recupero, la produzione e la valorizzazione di alcune varietà di piante ormai dimenticate ma che in passato venivano coltivate e poi consumate in alcuni piatti tipici, per poi, come nel caso di Livinallongo, proporli in menù gourmet nei ristoranti locali. Al progetto hanno aderito i comuni di San Tomaso come capofila, Rocca Pietore, Vallada e Livinallongo insieme al comune partner transfrontaliero di Assling (Ostitrol).

«Il primo passo», ha spiegato Giuseppe Pellegrini che ha seguito il progetto insieme a Orazio Andrich e Johannes Keintzel, «è stato quello di cercare in loco le persone che ancora conservano queste sementi. A Vallada ci si è concentrati sulle diverse varietà di fagiolo, a San Tomaso sull’orzo, il fagiolo ed altri ortaggi. A Livinallongo invece la ricerca ha riguardato ben sei prodotti dell’orto che stavano scomparendo: la fava, il “pavé” (papavero), i “res da capuc “(cavolo rapa), il “liron” (dorella), i capuc (cavolo cappuccio), il fagiolo di Davedino ed il “sasciono blef (patat nera).

«Tutte piante», ha spiegato ancora Pellegrini, «che fino a qualche anno fa tutte le famiglie piantavano in un angolo del campo, per poi usarle in diverse pietanze. Siamo stati davvero fortunati, perché in alcuni casi siamo riusciti a recuperare letteralmente un pugno di sementi».

Il progetto è partito dopo diversi incontri tra tecnici del settore e poi quest’anno con la semina in due orti sperimentali a Costa di Salesei, Renaz ed in quelli privati di un gruppo di persone del luogo che hanno aderito.

«Un’occasione per trasmettere il sapere della gente», ha detto Andrich, mentre Keintzel ha ringraziato le persone che hanno conservato le antiche sementi, «contribuendo così a preservare un patrimonio di tutti».

L’idea ora è quella di proporre nei ristoranti un menù degustazione che preveda l’utilizzo di questi prodotti a chilometro zero. Un primo assaggio, al termine della presentazione alla quale hanno preso parte anche i sindaci di Livinallongo Leandro Grones e di Sant Tomaso Moreno De Val, lo ha dato lo chef de “La stua dei bacagn” nella degustazione che ne è seguita, dove sono stati proposti patata bollita con “liron”, zuppa di fava e orzo secondo la tradizione ladina, casunziei con ripieno di “res da capuc” conditi con burro fuso e semi di papavero, tortino al grano saraceno con marmellata di mirtillo rosso. —



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