Belluno, spazio Ex alza la voce: «Si fermi la vendita della caserma Piave. Basta scorrettezze»

Stato di agitazione tra le associazioni residenti. I nodi: regolamento di gestione e contratti di locazione

BELLUNO. Poca sicurezza e chiarezza sui contratti di affitto, un contratto di gestione degli spazi comuni ancora da approvare, contrarietà totale e assoluta alla vendita di un immobile attraverso un’asta pubblica. Spazio Ex è in stato di agitazione. C’è preoccupazione fra le quindici associazioni residenti nella ex caserma Piave, che a seguito dell’ultima assemblea alzano la voce nei confronti del Comune: «Basta scorrettezze su Spazio Ex», dicono.

IL PROGETTO

Il progetto di rigenerazione degli spazi dell’ex caserma Piave è nato nel 2013, come esperimento di natura sociale e di riqualificazione urbana. Al centro sono stati messi fin da subito l’inclusività e lo spirito di collaborazione, valorizzando le associazioni del territorio che si sono impegnate a custodire con cura gli spazi, dando nuova vita ad un ambiente a disposizione di tutta la collettività.

Oggi sono quindici le realtà residenti a Spazio Ex, molto eterogenee: si va dalla Casa dei Beni comuni al Tib, da Slow Machine agli scout, dai radioamatori al Gruppo 90 che organizza la sagra di Polpet.

LA SCINTILLA

«Dopo oltre otto anni di lavori e investimenti le associazioni hanno scoperto solo dalla stampa dell’intenzione da parte del Comune di vendere uno stabile dell’ex caserma, una decisione unilaterale presa senza confronto con i vari soggetti assegnatari», si legge in una nota inviata dall’assemblea di gestione, che è composta da tutte le associazioni e che chiede di bloccare la vendita.

Lo ha fatto al sindaco, che ha partecipato ad una delle assemblee insieme ad un consigliere di maggioranza, l’ha ribadito con una richiesta alla giunta, protocollata la scorsa settimana. Non è arrivata risposta e l’asta è confermata: si svolgerà questa settimana.

FRIZIONI

«Ci sentiamo l’ultima ruota del carro in un progetto in cui sono proprio le associazioni che ne fanno parte ad essere il cuore del progetto stesso», prosegue l’assemblea delle associazioni, «alla base del quale stanno l’uguaglianza ed il rispetto. Invece il Comune e il suo sindaco si stanno dimenticando di questi principi. Abbiamo chiesto un confronto con voce unanime ma ad oggi nessuna risposta».

Da due anni le associazioni attendono l’approvazione del regolamento che determina la gestione degli spazi comuni del compendio. È stato costruito in maniera collegiale, confrontandosi anche con gli uffici comunali, e disciplina la gestione delle manutenzioni (ordinarie e straordinarie), le pulizie, tutto quello che serve per far funzionare l’area. Finora le associazioni hanno operato in autogestione, ma se uno stabile fosse venduto, sarebbe molto difficile disciplinare la situazione.

IL NODO DEI CONTRATTI

«Da diversi anni le associazioni chiedono maggiore sicurezza e chiarezza sui contratti d’affitto, dichiarando che, se l’intenzione è quella di vendere parte degli immobili, è fondamentale aver stabilito regole chiare perché altrimenti si corre il rischio di creare discordie», prosegue l’assemblea.

Ci sono associazioni che hanno fatto investimenti considerevoli per ristrutturare e riqualificare edifici e hangar, che vanno ben oltre il canone di affitto di nove anni (scomputato dal Comune per la durata del contratto).

Chi è entrato nella caserma Piave nel 2013 vedrà il suo contratto scadere il prossimo anno. Cosa succederà? Si chiedono le associazioni. «Se ci fosse stata la possibilità di acquistare parti del complesso fin dall’inizio, forse alcuni avrebbero fatto ragionamenti diversi».

STATO DI AGITAZIONE

Le associazioni sono in stato di agitazione. «Siamo contrari alla vendita di una porzione del complesso senza che ci sia un ragionamento d’insieme», concludono. «L’asta sarà questa settimana e nessuno ci ha ancora interpellati. Sembra che l’unica priorità sia di vendere e monetizzare, non curandosi di chi vorrebbe vedere in Spazio Ex un progetto di vera condivisione e inclusione. Non ci resta che attendere fiduciosi che il sindaco e la sua giunta possano ritornare a credere nello Spazio Ex, rispettando gli stessi obiettivi posti alla nascita del progetto e dando più ascolto ai soggetti che lo vivono».

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