Popepa, il ghiacciaio scomparso: tra riscaldamento globale e storia

Sabato a Dosoledo la prima del documentario di Giovanni Carraro Il presidente Um, Ianese: «Un monito per le nuove generazioni» 

IL REPORTAGE

I ghiacciai del Popera testimonianza diretta del riscaldamento globale. L’ultimo reportage del giornalista e scrittore Giovanni Carraro è concentrato in Comelico, lungo il sentiero 101 che dal rifugio Lunelli conduce al passo della Sentinella.


«Dei ghiacci che fino a qualche decennio fa pennellavano le valli orientali del comprensorio oggi non resta quasi più nulla», osserva Carraro, che sabato alle 18 nella sede polifunzionale di Dosoledo presenterà in anteprima un documentario a metà tra lo storico e lo scientifico realizzato in collaborazione con la fondazione Dolomiti Unesco (ingresso gratuito con obbligo di Green pass).

L’anteprima è stata organizzata in collaborazione con l’Um del Comelico.

«Crediamo che il film possa essere non solo un’occasione di valorizzazione turistica ed economica del nostro territorio», spiega il presidente Um, Giancarlo Ianese, «ma possa anche lanciare un monito, in particolare alle giovani generazioni, ad impegnarsi per la tutela dell’ambiente straordinario in cui abbiamo la fortuna di vivere».

Il lavoro ha visto in prima linea, al fianco di Carraro, il direttore di Telebelluno Andrea Cecchella, lo storico Giovanni De Donà, il geologo Gianluca Piccin e l’operatore Mauro Dalle Feste.

«Oggi non c’è quasi più niente, ma basta osservare una carta dei sentieri di qualche anno fa per scoprire che il ghiacciaio era indicato», ha spiegato il geologo Piccin. Non solo scienza ma anche storia nel reportage.

«Il documentario rievoca la tragedia di Selvapiana», anticipa lo storico cadorino Giovanni De Donà, «il 24 febbraio 1916 quarantasei soldati vennero radunati a Casera Selvapiana per portare i rifornimenti ad alcuni commilitoni bloccati dalla tormenta sul Creston Popera. Facevano parte della fanteria Milizia Territoriale costituita dalle classi più anziane di richiamati, militari considerati troppo attempati per le missioni di guerra e adibiti a umili mansioni logistiche. I soldati seguirono a stento il tracciato in direzione del vallon Popera perché la coltre di neve era particolarmente spessa e coperta di lastroni di ghiaccio, tanto che dovettero fermarsi in un anfratto insidioso al di sotto delle guglie di Stalata e i fulmini del Popera. Proprio da qui, alle ore 15, si staccò una valanga che investì il gruppo di soldati uccidendone undici». —



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