Belluno, un patto contro le violenze di genere. L’Arma porta il codice rosso a scuola

Dall’inizio dell’anno 234 denunce: sono in leggero aumento. Contro i violenti spuntano i braccialetti elettronici

BELLUNO. Il capoturno che ci prova con la dipendente, ma anche la moglie che ritira la querela pensando che il compagno non sia più orco, salvo dover ricorrere alle cure del Pronto soccorso per le botte ricevute qualche giorno dopo essere rincasata. Fino agli anziani circuiti o, peggio ancora, i minori abusati.

Violenza di genere, violenza contro le donne: il Bellunese non è immune e i numeri del 2021 parlano chiaro. Maltrattamenti e stalking in lieve crescita, meno le violenze sessuali, poi gli stessi 45 casi di lesioni rispetto al 2020 del lockdown; tre arresti, ma anche due braccialetti elettronici, sono scattati ai polsi di altrettanti stalker intraprendenti.

Sono alcuni numeri di un anno particolarmente violento fra le mura di casa, per le donne bellunesi, ma anche per anziani o minori: i dati dell’osservatorio dei carabinieri del Comando provinciale di Belluno, dove opera un nucleo antiviolenza, parlano chiaro con numeri che inglobano i casi trattati da compagnie e stazioni dell’Arma in provincia.

Per far fronte al problema, nella a giornata mondiale contro la violenza sulle donne, l’Arma vara una controffensiva di carattere culturale e preventiva che trova sponda nelle scuole e negli studenti: “Il codice rosso studiamolo a scuola”. La campagna di sensibilizzazione delle classi IV e V delle superiori di Belluno contro la violenza sulle donne e di genere è stata presentata dal comandante provinciale Francesco Rastelli, con Massimiliano Salvador (responsabile dell’Ufficio scolastico provinciale) e Maria Chiara Roldo, studentessa del Renier e vice presidente della Consulta degli studenti, il tenente colonnello Marco Stabile, al vertice del nuvleo investigativo e la brigadiera Maria Luisa Giordano, che fa parte del nucleo antiviolenze.

i numeri

Sono 234, a un mese dalla fine dell’anno, le denunce trattate dai carabinieri: vanno dalla detenzione di materiale pedopornografico (1) allo stalking (2), dalle lesioni (45) ai maltrattamenti (80), dalla violenza sessuale (23) agli atti sessuali con minori (2 casi), fino alla circonvenzione di persone incapaci (2) e 34 altri reati non meglio specificati. Sempre in questo 2021 sono 17 le misure cautelari eseguite: oltre ai 3 arresti e ai 2 casi di braccialetti elettronici, 7 gli allontanamenti dalla casa familiare, 4 i divieti di avvicinamento e comunicazione, un obbligo di firma.

I dati del nucleo investigativo dei carabinieri di Belluno, diretto dal tenente colonnello Marco Stabile, offrono uno specchio del fenomeno nell’intera provincia. Nel 2020 ci furono 2019 casi: 2 stalking, 45 lesioni personali, 73 maltrattamenti in famiglia, due revenge porn, due casi di detenzione di materiale pornografico riguardante minori, sei atti sessuali con minori; quindi le violenze sessuali (29) e una circonvenzione di incapaci. Furono 19 le misure cautelari: tre arresti domiciliari, un arresto, quattro libertà vigilate, 9 divieti di avvicinamento e comunicazione, un obbligo di firma.

Rispetto all’anno scorso, il 2021 vede l’ingresso del braccialetto elettronico come misura. «Da parte della procura c’è una maggiore applicazione delle misure cautelari», spiegano dal nucleo investigativo. «Dopo il lockdown, di fatto, non abbiamo registrato una impennata di casi», spiega il colonnello Stabile. «La sensibilità sta cambiando. Quanto all’Arma, spinge sul cambiamento culturale, coinvolgendo i ragazzi: perchè quando si interviene di pattuglia, è già tardi».

Codice rosso a scuola

«Il fenomeno va contrastato coltivando la cultura del rispetto: prevenire questi reati è la strada corretta, perché quando si interviene per reprimere, il danno è già stato fatto e la vittima ha già sofferto oltre il lecito», spiega il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Francesco Rastelli, che annuncia l’allargamento al tema della violenza di genere degli incontri sulla legalità dell’Arma nelle scuole. «Per aumentare la consapevolezza, i carabinieri parleranno di violenza di genere nei cicli di incontri negli istituti superiori. Cerchiamo di formare cittadini più consapevoli del rispetto verso le fasce più deboli e soprattutto nel rispetto del ruolo di ognuno di noi nell’ambito della società. L’Arma ha già in piedi un programma di formazione della cultura della legalità nelle scuole in partnership col ministero Istruzione. E questo è un elemento in più inserito affinchè questa fascia di reati molto preoccupanti, visti i numeri crescenti, possa essere recisa con la prevenzione e non con la repressione».

«Il rispetto deve essere universale verso il prossimo, soprattutto verso le fasce deboli e le donne, alle quali è dedicata la giornata contro la violenza del 25 novembre», conclude il dirigente scolastico provinciale Salvador.

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