Impianti sportivi a rischio chiusura: il caro bollette allarma i Comuni

Pesano i rincari di energia elettrica (+30%) e riscaldamento La Provincia si attiva con il ministro D’Incà e i parlamentari

Belluno

Il costo dell’energia elettrica è schizzato alle stelle, e non va meglio per quanto riguarda gasolio e gas metano per il riscaldamento. Aumenti che si ripercuotono anche sulla gestione degli impianti sportivi, strutture di proprietà o gestite direttamente dai Comuni, che lanciano l’allarme: in queste condizioni, dicono i sindaci, rischiamo di chiuderli o di dover aumentare le tariffe per gli utenti. Ipotesi entrambe da scongiurare, perché gli impianti sportivi hanno un ruolo sociale importantissimo in una comunità. La Provincia, ente governato dai sindaci, si è attivata con il ministro D’Incà e i parlamentari bellunesi per trovare una soluzione.




«Con l’aumento dei costi dell’energia elettrica, del metano e del gasolio, diventa quasi impossibile tenere aperti gli impianti sportivi comunali», spiega il sindaco di Alleghe, Danilo De Toni. Dalle prime stime emerge un aumento variabile tra il 30 e il 35%. «Nel mio Comune abbiamo stimato che tenere aperto il palaghiaccio costerà circa 60 mila euro in più all’anno», continua De Toni. «Se le condizioni sono queste, restano solo due alternative: aumentare le tariffe per chi usufruisce dell’impianto - cosa che non sarebbe comunque sufficiente e che non vogliamo assolutamente, per non gravare sulle tasche degli utenti - oppure chiudere».



Nelle stesse condizioni si trovano i Comuni in cui ci sono piscine e palasport comunali. A Santa Giustina, per esempio, il sindaco è molto preoccupato per la piscina, che è di proprietà comunale ed è affidata in gestione alla società Ondablu. «Seguiamo l’andamento della situazione quasi quotidianamente», evidenzia il primo cittadino Ivan Minella. «Non vogliamo aumentare la tariffe, perché vorrebbe dire limitare l’accesso all’impianto e non è assolutamente giusto. Gli impianti sportivi hanno un ruolo sociale, devono essere sostenuti in questo momento difficile per i rincari dei costi energetici».

Un Comune grande può anche farcela ad assorbire gli aumenti, ma ciò significherebbe tagliare altre spese. «Dobbiamo fare rete fra colleghi sindaci e trovare al più presto una soluzione», conclude Minella.



Il sindaco di Alleghe, nel frattempo, ha già attivato la Provincia, che si è mossa chiedendo un coordinamento tra amministratori e interessando il ministro Federico D’Incà e tutti i parlamentari bellunesi. «Il problema è consistente e riguarda tutti i Comuni e le attività sociali, non solo sportive e agonistiche, perché le società sportive del nostro territorio lavorano molto con bambini e ragazzi, anche in zone periferiche e disagiate, dove le alternative per il ritrovo dei giovani sono ben poche», sottolinea il presidente della Provincia, e sindaco di Longarone, Roberto Padrin. «Nel mio comune sarà complicatissimo tenere aperti piscina e palasport, a queste condizioni. Contiamo in un interessamento del Coni, altrimenti davvero si rischia la chiusura degli impianti e l’azzeramento delle attività per i giovani».



Nel capoluogo gli impianti sono gestiti da Sportivamente Belluno. «Con questi aumenti ci mangeremo tutto il risparmio che avevamo ottenuto facendo numerosi interventi negli impianti», spiega l’amministratore unico, Fabio Gasperin. Due esempi su tutti: il rifacimento completo del Pala De Mas e la cogenerazione in piscina. «In un anno di attività normale spendiamo 240 mila fra energia elettrica e riscaldamento», continua. «Con i lavori di risparmio energetico contavamo di risparmiare il 20% e scendere sotto i 200 mila euro. Invece così arriveremo a spendere sui 260 mila euro all’anno». Servirà un aiuto del Comune per sostenere le spese. A meno che non arrivi un intervento dall’alto, come auspicato dalla Provincia. —



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