Divisi i soldi dei canoni idrici calate le quote per i Comuni

Al Feltrino sono stati assegnati 90 mila euro in meno rispetto ad un anno fa Gli enti sperano nel via libera al piano di sghiaiamento lungo il Cismon

FELTRINO

Su due milioni di euro di canoni idrici assegnati alla Provincia di Belluno, la quota che spetta ai 12 Comuni dell’Unione montana feltrina rappresenta il 13,62 per cento del totale, che si traduce in 272 mila 400 euro.


Novantamila euro in meno rispetto alla assegnazione di un anno fa, quando i dividendi per il Feltrino ammontavano a 360 mila euro. Peraltro dai 272. 400 euro si sono dovuti togliere 27 mila 240 euro per le spese di funzionamento in capo all’Unione montana feltrina.

È di 245 mila euro, dunque, la somma frutto dei canoni idrici destinata al Feltrino che è stata ripartita tra i Comuni del territorio.

A Feltre, Cesiomaggiore, Lamon, Santa Giustina, Seren del Grappa, Arsié e Sovramonte è toccata la quota maggiore a causa della maggior presenza di opere di captazione idrica sui rispettivi territorio comunali. Più di 23 mila euro sono andati così a Cesio, oltre 40 mila euro a Feltre, 20 mila euro a Lamon e altrettanti a Sovramonte, circa 20 mila euro anche Seren e quasi 19 mila euro a Santa Giustina e Arsiè. Gli altri hanno dovuto accontentarsi di cifre inferiori, fra i 15 mila e i 17 mila euro.

«Così 272 mila euro diviso 12, considerato anche l’inserimento dei quattro Comuni del feltrino occidentale (Fonzaso, Arsiè, Lamon e Sovramonte)», aveva detto il presidente dell’Unione montana feltrina, Federico Dalla Torre, «nella ripartizione sono briciole».

Il tentativo dell’ente comunitario, tramite l’intercessione dei consiglieri provinciali, primo fra tutti Dario Scopel sindaco di Seren del Grappa, era stato quello di riportare la quota per il Feltrino al livello dell’anno scorso. Tentativo non andato in porto.

Resta dunque attuale tra i sindaci del Feltrino la richiesta di poter dare seguito il “piano Valcismon” che prevede lo sghiaiamento degli alvei di Ponte Serra e del lago del Corlo, quest’ultimo ormai quasi al “colmo”. Un piano che doveva partire già nel 2018, quando il settore dell’edilizia stava riprendendo vigore, e che si è arenato in Provincia.

Il dragaggio degli alvei di Ponte Serra e del Corlo, si era convenuto in una delle ultime conferenze dei sindaci dell’Umf, è urgente dal punto di vista ambientale soprattutto per quanto riguarda il lago. Il piano prevede l’estrazione di milioni di metri cubi di materiale ghiaioso da vendere. L’obiettivo è quello di ricavarne i fondi necessari per a sistemazione delle sponde, il riequilibrio dei dissesti idrogeologici e la riqualificazione delle due aree.

I Comuni dell’area, in particolare, sono tutti concordi nel sollecitare la Provincia per il recupero dell’asta del Cismon da Pontet fino a Incino.

L’ultimo svuotamento di cui si abbia memoria per il recupero di materiale da costruzione, è quello realizzato quando è stato costruito il passante di Mestre. Poi, la crisi prima e la burocrazia dopo hanno ingessato tutto. —



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