Belluno, mancano cento lavoratori: ospedali e Rsa in affanno

L’allarme della Cisl Funzione pubblica che riconferma segretario Mario De Boni. «Siamo in uno stato di perenne emergenza, carichi di lavoro non più sostenibili»

BELLUNO. Non sono soltanto le imprese manifatturiere a mancare di personale. La carenza è riscontrabile anche negli uffici pubblici e nella sanità. «Almeno un centinaio di posti restano vuoti tra ospedali e case di riposo», conferma Fabio Zuglian, sindacalista della Cisl. Che aggiunge: «All’ultimo concorso dell’Azienda sanitaria, su 100 disponibilità, si sono presentati soltanto in 30».

Ma negli altri settori della Funzione pubblica non va meglio. Prendiamo l’ufficio Scolastico Territoriale di Belluno. La scopertura dell’organico è del 70%, per cui «si impongono carichi di lavoro non più sostenibili» e c’è «uno stato di perenne emergenza»: lo ha denunciato il riconfermato segretario della Cisl Funzione Pubblica, Mario De Boni, feltrino, uno dei pochi sindacalisti bellunesi a capo di una delle categorie interprovinciali del sindacato cislino.

Cinquemila gli scritti nelle due province alla Funzione Pubblica di Treviso e Belluno; in quest’ultima operano tremila addetti alla sanità, 579 negli enti locali, 370 nelle funzioni centrali, 2.110 nelle case di riposo. «Il comparto della sanità ha visto in questi anni una progressiva e pesante azione di tagli lineari, che ha compromesso la sostenibilità del sistema», afferma De Boni, già infermiere a Feltre, «chiedendo ai lavoratori grandi sacrifici e rimettendo al centro del dibattito un problema che la FP denuncia da anni: la carenza di organico. Le aziende che hanno l’urgenza di assumere sono sprovviste di graduatorie concorsuali e sono costrette a indire avvisi pubblici con l’impegno di personale amministrativo già sottodimensionato. Le cause sono molte e vengono da lontano: il personale manca per una errata programmazione negli ultimi anni».

Per quanto riguarda il comparto delle funzioni pubbliche, conta in provincia di Belluno 61 Comuni, 10 Unioni Montane e l’ente Provincia, complessivamente con circa 1.500 dipendenti. «Le criticità già presenti prima della pandemia sono aumentate. I cambiamenti legislativi avvenuti nel corso dell’ultimo biennio hanno inciso sul quadro assunzionale: organici già ridotti all’osso sono stati depauperati dai pensionamenti, le nuove assunzioni sono rese difficili dall’organizzazione dei concorsi e dalla necessità di svolgerli in modalità telematica. Servono concorsi a livello territoriale, per poter suddividere le spese e permettere anche ai Comuni più piccoli la possibilità di sostituire il personale».

«Inoltre la cronica carenza di personale porta ad attribuire mansioni senza il rispetto degli inquadramenti e delle professionalità acquisite, spesso senza tener conto del percorso formativo del dipendente», conclude. «Ecco che la maestra lavora in ragioneria o il geometra si occupa di anagrafe. Tutto ciò introduce al tema, oggi centrale, nel rinnovo del Contratto Nazionale ossia quello del riordino degli inquadramenti: l’ultimo risale al 1999».

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