Sfratti a Belluno: duecento famiglie rischiano di perdere la casa

L’allarme arriva dal referente del Sicet, il sindacato degli inquilini della Cisl: «Affitti troppo cari e rincari di luce e gas sono una bomba ad orologeria»

BELLUNO. Duecento famiglie bellunesi rischiano di dover lasciare la casa in cui abitano perché non sono più in grado di pagare affitto e spese condominiali. E ora, con i rincari di luce e gas, l’emergenza rischia di esplodere. «La casa è un bisogno primario», afferma Pietro Scomparin, responsabile del Sicet della Cisl Belluno Treviso, categoria che domani si riunirà in congresso. «C’è voluta una pandemia per accorgersi che esiste una fascia della popolazione che non ce la fa più ad andare avanti. La crisi si è abbattuta in maniera pesante sulle fasce più deboli della popolazione, sulle famiglie monoreddito che, in seguito alla forte riduzione dei posti di lavoro, non sono più riuscite a far fronte alle rate dei mutui o ai canoni di affitto. I dati sugli sfratti ci consegnano una situazione che mai avremmo immaginato e che i Comuni non sono preparati ad affrontare».

COSA è SUCCESSO

Lo scorso 31 dicembre è scaduto il blocco degli sfratti adottato nei primi mesi dell’emergenza Covid-19 con il Decreto “Cura Italia” del 17 marzo 2020 con l’obiettivo di ridurre gli effetti economico-sociali della pandemia, poi prorogato sino alla fine dell’anno appena trascorso. «La situazione è drammatica», prosegue Scomparin. «Prima della pandemia, con la crisi economica e finanziaria del Paese, si è pensato di dirottare le poche risorse disponibili al finanziamento degli ammortizzatori sociali, tagliando i trasferimenti dello Stato agli enti locali. Questi, vincolati anche dal Patto di stabilità, hanno bloccato per anni ogni tipo di investimento in opere pubbliche e tagliato le risorse destinati al sociale. Tutto ciò ha colpito violentemente i cittadini più poveri, portando a un arretramento delle politiche di welfare abitativo, mai giunte a livelli così bassi. Con la pandemia, poi, c’è stato un innalzamento del disagio, che ha raggiunto livelli mai riscontrati prima di sfratti per morosità, domande di edilizia pubblica e richieste di accesso al fondo nazionale di sostegno per l’accesso alle abitazioni locazione».

LA SITUAZIONE ATTUALE

Ora sono 200 in provincia le famiglie a rischio. Sono perlopiù composte da un genitore divorziato o separato, solo o con figli, che ha perso il lavoro precario a causa della pandemia. «Nel 2020 abbiamo inoltrato un centinaio di richieste di accesso al Fondo Sociale Affitti, un aiuto economico per pagare l’affitto indirizzato alle famiglie con redditi medio bassi e con una elevata incidenza del canone sul reddito. Resta la difficile situazione anche per i giovani sempre più con lavori precari e retribuzioni misere che impediscono di poter mettere su casa».

COSA FARE

Oltre a chiedere misure urgenti e strutturate per il sostegno alla casa tramite investimenti nell’edilizia residenziale pubblica e ad aiutare i giovani nell’acquisto della prima casa «con mutui a tasso zero ed eliminando la tassazione sulla compravendita e sulla registrazione», per il responsabile del Sicet è necessario stabilire degli accordi per evitare l’approdo in tribunale per morosità, preferendo la composizione bonaria. «Altrimenti l’inquilino pagherà, oltre alle spese arretrate, anche quelle dell’avvocato». Scomparin chiude con una nota amara: «In provincia, purtroppo, non siamo riusciti a giungere ad accordi territoriali con i proprietari edilizi e con i comuni per calmierare gli affitti».

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