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Prigioniero dei nazisti e poi dei russi: l’odissea dello zoldano Olivo Olivier

Oggi avrebbe compiuto cento anni. “Ho visto tante cose brutte e capito cosa significa dover obbedire”, scriveva nel diario. Il ricordo del figlio Paolo: «Solo una volta riunì mia madre e noi figli e ci raccontò qualcosa di quei terribili anni».

LA TESTIMONIANZA. Avrebbe compiuto cento anni giusto oggi (27 gennaio) Olivo Olivier, di Forno di Zoldo, mancato ormai da oltre venti anni. Una data particolare, quella del 27 gennaio: è il giorno in cui l’esercito sovietico aprì le porte del lager di Auschwitz, rivelando l’enormità dell’Olocausto.

Carabiniere durante la seconda guerra mondiale, poi una vita da gelatiere in Germania come tanti altri suoi concittadini, Olivier non amava raccontare cosa aveva visto e patito, prima sotto i tedeschi, nei campi di prigionia allestiti in Cecoslovacchia, a Vienna, in Romania e Ungheria.

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