Canale d’Agordo, spopolamento e niente aiuti. la Botega chiude i battenti

Paola Dorigo e Miriam Colaone lasciano la gestione dell’alimentari dopo 17 anni. L’esercizio non può fronteggiare concorrenza dei market e calo di popolazione

CANALE D’AGORDO. La concorrenza spietata dei supermercati, i mancati aiuti dello Stato, i turni di Luxottica, il calo della popolazione.

Dopo diciassette anni Miriam e Paola hanno deciso di dire basta. Prossimamente lasceranno «La Botéga», il negozio di alimentari in via Lotta a Canale d’Agordo, che, dunque, dovrà trovare un subentro per impedire un ulteriore impoverimento del tessuto commerciale del paese. Lo avevano già meditato due anni fa, poi Paola Dorigo, 43 anni, e Miriam Colaone, 44, avevano tirato avanti, anche perché, durante il lockdown, le piccole botteghe di paese si erano ritagliate uno spazio fondamentale. Ma la gloria è durata poco.

«Lasciamo per un insieme di tante piccole ragioni», spiega Miriam, «le tasse sono alte e il paese diventa sempre più piccolo nel senso che, in questi anni, a fronte della perdita di tanti clienti anziani deceduti, non c’è stato l’arrivo di nuova clientela giovane».

Le spese continuano ad essere alte o addirittura, come accaduto negli ultimi mesi, a crescere. Miriam e Paola, però, non hanno sentito la vicinanza dello Stato. «Non ricordiamo di aver ricevuto un solo aiuto in 17 anni», dice amareggiata Miriam, «di recente avevamo il frigo rotto, ma non abbiamo trovato alcuna sponda». «Io non pretendo che il pubblico ci copra un investimento al 50%», le fa eco Paola, «mi accontenterei del 10. E invece nemmeno quello».

La sensazione, ormai radicata nei gestori dei piccoli alimentari, è che l’obiettivo sia favorire la grande distribuzione. «La concorrenza che abbiamo», dice Paola, «è mostruosa. Lo vediamo anche dal comportamento dei fornitori: nel nostro caso è rimasto un unico gruppo disposto a rifornirci di pochi pezzi, quelli di cui può avere spesso bisogno un piccolo negozio; altrimenti tutto è pensato per soddisfare le esigenze del supermercato».

«Tra l’altro», continua Paola, «non ci ha aiutato nemmeno il fatto che in questi anni siano aumentati i turnisti Luxottica, che sfruttano gli orari continuati dei supermercati che trovano lungo la strada».

Ironia della sorte una boccata d’ossigeno per i piccoli negozi di vicinato è arrivata in corrispondenza dei due momenti peggiori vissuti degli ultimi anni: Vaia e il Covid. «La fatica la sentivamo ormai da alcuni anni», confessa Paola, «poi è arrivata Vaia e, in quel periodo, abbiamo visto come cambiano le cose quando la gente deve rimanere in paese. La conferma l’abbiamo avuta con il lockdown, ma quando ne siamo usciti, tutto è tornato come prima, compresa la sottovalutazione dell’importanza dei negozietti di paese».

Miriam e Paola, tuttavia, non ce l’hanno con la popolazione locale. «Ringraziamo tanto», dicono, «coloro che in questi anni ci hanno permesso di lavorare. Purtroppo sono molte le cose cambiate in 17 anni, anche nel settore turistico. Allora la stagione estiva partiva a giugno e finiva a settembre, oggi se va bene si concentra in tre settimane ad agosto e questo influisce non poco nei bilanci dei piccoli negozi».

L’ultima difficoltà è quella data dal presente. «In seguito ai rincari del petrolio», dice Paola, «alcuni fornitori non passano più perché non ritengono conveniente spendere certe cifre per il trasporto. Alcune ditte non ci hanno mai fatto pagare i costi del trasporto e adesso lo chiedono, ma noi non possiamo spalmarli sulla spesa degli anziani che percepiscono una piccola pensione. Altri, intanto, ci garantiscono la consegna di farina fino a giugno e poi non si sa».

«Sono un po’ contraddittoria», conclude Paola, «è tanto che dico che non vedevo l’ora di chiudere, eppure adesso mi dispiace tanto. Con Miriam, però, speriamo con tutto il cuore che qualcuno prenda subito il nostro posto».

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