Una sonda riscaldata per cercare superstiti sotto le valanghe: tecnologia e sicurezza a braccetto

Dolomiticert: «Tempi d’azione ridotti per salvare più vite». In arrivo anche le suole che non disperdono plastica sui sentieri

LONGARONE. Una sonda riscaldata, attrezzata di getto di vapore e di telecamera, per cercare i sepolti di una valanga anche sotto 10 o 20 metri di neve. È l’ultima creatura di “Dolomiticert” di Longarone. Entro qualche mese, arriveranno le suole delle scarpe da montagna che non disperderanno particelle di plastica lungo i sentieri, tanto meno sulle rocce. Ed è del recente passato la realizzazioe di moschettoni e cordini per ridurre i rischi di caduta dalle vie ferrate. «Insomma, tutto ciò che fa sicurezza in montagna», commenta il responsabile del settore Europrogettazione di Dolomiticert, Leano Viel.

La sonda con vapore

Ricordate la valanga di Rigopiano? Dall’Austria scesero, in quella tragica circostanza, dei ricercatori specializzati del soccorso alpino. C’era l’esigenza di recuperare i corpi sotto metri e metri di neve. È allora che si pose l’esigenza di sonde speciali che consentissero di individuare dei corpi in profondità. Furono fatte delle sperimentazioni. Proprio da quel dramma – cioè dall’urgenza per i parenti delle vittime di non dover attendere lo scioglimento primaverile delle nevi per recuperare i familiari periti – è scattato il progetto ReSyst, co-finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e dal programma Interreg V-A Italia-Austria 2014-2020 – Clld Dolomiti Live, che ha coinvolto l’istituto di certificazione longaronese Dolomiticert, il Soccorso Alpino dell’Alpernverein Sudtirol e l’azienda austriaca Micado Smart Engineering.

«Abbiamo realizzato una sonda, sperimentata nei giorni scorsi a Dobbiaco», informa Viel, «che di fatto è riscaldata attraverso un getto di vapore e che ospita un’antenna Arva e una microcamera. Essa permette di effettuare velocemente un foro nella neve o nel ghiaccio, consentendo così ai soccorritori di esplorare con maggior efficacia la cavità per confermare il ritrovamento».

Il vapore arriva da una piccola caldaia che viene portata a spalla, nello zaino, e che ovviamente è collegata alla sonda. Attraverso un monitor, poi, è possibile riscontrare quanto si trova sotto la neve e distinguere, ad esempio, se si tratta di un corpo o di altro elemento materiale».

La strumentazione tornerà utile alle squadre anti valanga. Non si tratta, dunque, di un’attrezzatura di cui potrà e dovrà dotarsi lo scialpinista singolo: «La sperimentazione ci fa guardare al futuro con ottimismo», puntualizza Viel, «sia per la continuazione della collaborazione tra i partner per lo sviluppo di questo progetto, sia per la possibilità di studiare nuove soluzioni a favore dei volontari del soccorso alpino, con l’obbiettivo di ridurre i tempi di intervento e di poter salvare più vite».

Scarpe eco sostenibili

Tra i futuri arrivi, ecco la suola delle calzature di montagna che non disperde nell’aria le particelle di plastica, come oggi avviene con quelle in gomma, mentre si consumano. Sembra un’inezia, ma non lo è affatto. «Stiamo ultimando calzature ecosostenibili, fin dalla suola. Specie le calzature da sentiero, da roccia, quelle insomma da montagna», anticipa Viel. «Di più non possiamo dire granché, perché ci riserviamo l’illustrazione il prossimo ottobre, con la presentazione del prodotto».

arrampicare in sicurezza

La sensibilità dei consumatori è sempre più sofisticata ed ecco che Dolomiticert, sempre nell’ambito della progettazione Interreg, si fa carico di dare una risposta agli sportivi più sensibili. Viel si dice sicuro che non mancheranno le industrie disponibili a cogliere questa opportunità. Il centro di ricerche longaronese è d’altra parte reduce da altri progetti, come i moschettoni e i cordini per ridurre i rischi di caduta dalle vie ferrate. Cadute che sono sempre più numerose e troppo spesso causate dalla stanchezza. Il sistema inventato a Longarone provvede a ridurre il rischio di cedimento, di caduta. «Questi progetti e questi risultati ci mostrano l’importanza dei contributi europei per creare opportunità di contatto e di collaborazione tra realtà decisamente diverse, in questo caso un ente di pubblica utilità, un istituto di certificazione e un’azienda ingegneristica. Strumenti così, che agevolano il confronto tra soggetti e aree geografiche differenti, sono fondamentali per creare nuove opportunità di sviluppo e innovazione», conclude Viel.

Il Cnsas: Benvenuta tecnologia

Soddisfazione, ovviamente, da parte del Cnsas, il soccorso alpino. «Immaginarsi», commenta subito Alex Barattin, delegato del soccorso alpino di Belluno, «se non diamo il benvenuto con interesse alla tecnologia, a tutto ciò che può aiutare l’escursionista o l’alpinista o, ancora, lo scialpinista per uscire in sicurezza. Ma la tecnologia bisogna saperla utilizzare, non basta portarsela nello zaino. Prima ancora, tuttavia, è necessario avere la consapevolezza di dove si va, di quali possono essere le difficoltà. Insomma è importante non mettersi in condizioni di pericolo». Da non dimenticare, infine – come raccomanda Barattin – che la tecnologia sofisticata richiede sempre più specializzazione.

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