Dalla montagna al lungomare di Rimini: tremila bellunesi tornano a marciare

Grande festa in Romagna per la sfilata post pandemia. L’allarme dello speaker Stefani per i problemi del Comelico

BELLUNO. “La bella del Cadore” irrompe fra i 400 mila di Rimini. Ma Nicola Stefani, l’avvocato speaker delle adunate Ana, la ricorda solo come cornice, perché in verità dipinge subito il quadro delle Dolomiti. Tanto belle, anzi magnifiche, quanto problematiche. E che fa Stefani? Mentre gli alpini della Cadore, maglie rosse, passano davanti al ministro Federico D’Incà e al presidente Luca Zaia, ricorda che «il Comelico paventa la chiusura della galleria». E aggiunge che quegli alpini, quella gente andrebbero ascoltati. Cita le Olimpiadi, che non possono essere – precisa – solo un questione di denaro, economica. Cita, poi, l’Associazione Comelico Nuovo, per aggiungere che l’economia non dev’essere l’unica preoccupazione di chi sta in montagna. C’è tutto il resto. Insomma, una “promozione” inimmaginabile delle tematiche al centro delle preoccupazioni del Bellunese.

Ad ascoltare, oltre a D’incà e Zaia c’erano almeno 30 sindaci, l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin (che si è fatto due giri, quindi almeno 12 km a piedi), il presidente della Provincia, Roberto Padrin, l’on. Roger De Menech, il senatore Luca De Carlo (cappello alpino e fascia tricolore).

L’adunata quota zero

L’adunata di quota zero, dunque, è stata anche questo, oltre che quattro giorni di emozioni, mezzo milione di presenze distribuite da giovedì a domenica, 80 mila penne nere (e bianche) in sfilata, mezz’ora abbondante di passerella, ritmata dal “33” per i circa 3 mila alpini delle tre sezioni del Bellunese. E alla sera il passaggio della stecca da Rimini a Udine. Il più soddisfatto è lui, il presidentissimo Sebastiano Favero di Possagno. Si è rincuorato dopo aver visto numeri e qualità dei presenti. Ben tre ministri, ieri: Lorenzo Guerini (Difesa), Vittorio Colao (Innovazione tecnologica e transizione digitale), Federico D’Incà (Rapporti con il Parlamento), due presidenti di Regione, Stefano Bonaccini dell’Emilia Romagna e Zaia, i generali Francesco Figliuolo e Claudio Graziano, il Capo di Stato maggiore dell’Esercito, il generale Pietro Serino; il comandante delle truppe alpine, Ignazio Gamba, ben conosciuto anche fra gli ex della Cadore.

I Riservisti

Favero ha sospirato di sollievo ammirando il gruppone degli allievi della Scuola degli alpini, pronti per la Riserva, con il vicepresidente della Commissione Difesa, Roger De Menech, che ha assicurato circa il varo, “entro quest’anno”. Una Riserva per aiutare chi ha bisogno, nelle emergenze più diverse. E proprio il Presidente della repubblica Sergio Mattarella ha voluto apprezzare in un messaggio gli alpini che «in servizio e in congedo hanno partecipato, a buon titolo, alle iniziative di contrasto alla pandemia, collaborando con le articolazioni del Servizio Sanitario Nazionale e le istituzioni locali». L’occasione della sfilata di Rimini sarà – aveva anticipato –«un’opportunità per esprimere l’affetto e l’apprezzamento che l’intero Paese nutre nei loro confronti». E così è stato: «Una giornata meravigliosa, bellissima», ha riconosciuto il ministro Guerini. «Una giornata di rinascita, in cui diciamo grazie agli alpini per il lavoro che fanno e per quello che hanno fatto in questi due anni di pandemia» . Subito condiviso – il ministro della Difesa – dal collega Federico D’Incà.

Le sentinelle dei paesi

«Gli alpini sono da sempre le “sentinelle” delle nostre comunità», commenta anche a proposito dell’appello dagli altoparlanti, «hanno dimostrato continua attenzione nei confronti del prossimo, impegnandosi nel volontariato e facendosi trovare in prima linea anche nei momenti di difficoltà dei nostri territori», prosegue D’Incà, che aggiunge: «Da Veneto ho apprezzato, per esempio, il loro grande lavoro in occasione delle gravi calamità meteorologiche come nel caso della tempesta Vaia o delle nevicate dello scorso anno, quando ancora una volta hanno dimostrato un forte spirito di abnegazione. E tutti abbiamo potuto osservare la loro costante e silenziosa operosità nei confronti della lotta al Covid, quel nemico invisibile che ha messo a dura prova l’intero Paese».

Voglia di pace

La 93ª adunata è stata attraversata anche dagli aneliti alla pace, quindi per un cessato il fuoco immediato in Ucraina. «Non possiamo non ricordare in questa sede», afferma, «anche il sacrificio degli alpini che hanno perso la vita nei conflitti bellici: mai come in questo periodo, il dolore provocato dalla guerra deve farci riflettere sulla necessità dell’aiuto reciproco e del dialogo per la risoluzione di ogni conflitto». E poi l’impegno per la mini naia, o quanto meno per il servizio di Riserva. «Bisogna sapere trasmettere il sentimento alpino al servizio del Paese e la loro generosità alle prossime generazioni per migliorare la nostra società», conclude D’Incà.

I prossimi raduni

E adesso, tutti pronti per il raduno della Brigata Cadore, a metà giugno, a Belluno, per quello triveneto ad Asiago, ai primi di luglio. E infine per il Triveneto, a Belluno, il prossimo anno.

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