La madre gli nasconde il vino, lui la minaccia: a processo

I carabinieri erano stati chiamati a intervenire in quella casa undici volte in quindici giorni

FELTRE. «Ti ammazzo, dimmi dov’è il vino». Quando andava bene, erano finestre rotte e porte sfondate ancora chiuse, con la madre riparata su una brandina per evitare la follia violenta. Quando andava male, tirate di capelli e lividi, brccia ferite, “botte” curate all’ospedale, un clima di oppressione e vessazioni.

Era il leit motiv con cui T.P., 34enne di Feltre, ha reso un inferno la vita della madre, 58enne che spesso doveva rifugiarsi dai vicini: in quindici giorni, del giugno dell’anno scorso, i carabinieri sono intervenuti ben undici volte, chiamati dai vicini che sentivano le urla della povera donna.

Ora T.P. dovrà rispondere davanti ad un giudice dei maltrattamenti in famiglia e lesioni, oltre che delle aggravanti che gli sono state contestate: il gip di Belluno ieri lo ha infatti rinviato a giudizio (processo a ottobre).

Una storia di abuso di alcool anche negato: lui, uomo alcolizzato, seguito dalle strutture; lei madre che non se la sentiva di lasciarlo solo perché convinta avesse bisogno di aiuto. Disposta anche a subire maltrattamenti per aiutare suo figlio. Lì in quella casa della zona Pasquer i vicini, quando sentivano urlare, si attaccavano al telefono con le forze dell’ordine o aprivano le porte per accogliere la donna che scappava di casa.

Alla fine la precaria situazione è arrivata in un’aula di tribunale, il fascicolo sul tavolo del pubblico ministero Alberto Primavera. T.P. ha dovuto prendersi un difensore, l’avvocato Giorgio Gasperin che lo difenderà al processo fissato dal gip.

Maltrattamenti in famiglia aggravati, l’accusa che viene contestata al 34enne domiciliato a Sedico ma residente a Feltre.

Quindici giorni di inferno per la 58enne, quelli nell’estate del 2021: undici interventi dei carabinieri per vari motivi.

L’accusa mette i fatti uno dopo l’altro. Il 14 giugno dell’anno scorso, anche davanti alla pattuglia intervenuta l’uomo ha continuato a inveire sulla madre con frasi minacciose: «Sei una stronza, ti uccido, dammi il vino», poi l’ha buttata fuori di casa perché la 58enne non cedeva alle sue richieste di bere alcolici. E ancora, cinque giorni dopo, erano i vicini a chiamare i carabinieri, allarmati dalle grida e dai rumori che venivano dall’appartamento limitrofo. In quell’occasione i militari hanno trovato durante l’intervento la porta a vetri in frantumi e un’altra porta semi sfondata, la donna rifugiata su una brandina davanti all’uscio di casa mentre il figlio inveiva ancora contro la madre davanti alla porta della camera da letto di lei chiusa a chiave, pensando fosse all’interno.

Poi altri interventi, fino a quello del 30 giugno quando la donna ha dovuto fare ricorso alle cure dell’ospedale: nell’aggressione fu afferrata per i capelli e strattonata, ferita alle braccia. Lei riferì in ospedale di aver preso “botte” dal figlio.

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