Escherichia coli nel Piave a Belluno, valori fuori norma

Belluno

Troppi batteri nel Piave. I livelli di Escherichia coli registrati a Lambioi sono oltre i limiti e hanno raggiunto un livello che impone un monitoraggio attento perché potrebbe richiedere restrizioni per uso irriguo. A raccogliere i campioni sono stati i volontari di Legambiente, attraverso la campagna “Operazione fiumi – Esplorare per custodire” realizzata in collaborazione con Arpav. L’agenzia regionale si è occupata delle analisi nei suoi laboratori.

La campagna restituisce una fotografia sullo stato di salute dei fiumi, attraverso l’analisi di alcuni parametri di qualità delle acque quali, oltre al batterio Escherichia coli - i batteri fecali che permettono di verificare lo stato di depurazione delle acque - gli Ftalati ed il Glifosate. Il glifosate è un erbicida di sintesi utilizzato in agricoltura, gli Ftalati sono invece una famiglia di sostanze chimiche impiegate come agenti plastificanti (riconducibili alla degradazione delle plastiche).

Sono sette i punti monitorati dai volontari di Legambiente, compresi tra la città di Belluno e la foce nel comune di Jesolo. Per quanto riguarda la concentrazione di Escherichia coli, solo due superano le 1000 MPN/100ml, quello di Belluno e quello di Salgareda. Quest’ultimo appare il più critico, perché i valori sono cresciuti rispetto al 2021, e Legambiente invita l’amministrazione locale a indagare la presenza di eventuali scarichi o sversamenti illegali.

A Belluno il prelievo è stato fatto a Lambioi, dove il livello di Escherichia coli riscontrato è stato di 1.334. Per il batterio, fa sapere l’associazione, quando si supera il valore di 1000 (MPN/100ml) si comincia a prendere in considerazione la possibilità di porre delle restrizioni per uso irriguo. Il limite consigliato allo scarico deve essere inferiore a 5000 (MPN/100ml).

Per quanto riguarda lo stato chimico, le valutazioni di Arpav indicano un risultato Buono in tutti i corpi idrici del bacino idrografico del Piave monitorati dove non sono stati rilevati superamenti degli standard di qualità per le sostanze prioritarie e prioritarie pericolose.

Emerge inoltre una riduzione drammatica delle quantità d’acqua anche per il bacino del Piave. La siccità preoccupa e i prossimi mesi caldi si preannunciano da bollino rosso, perché nonostante giugno abbia già visto cadere il 56% degli apporti attesi a fine mese e benché il volume complessivamente invasato nei principali serbatoi del Piave sia oggi pari all’88% di riempimento, per Arpav permane una generale scarsità di risorsa idrica.

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