Occhialeria verso il nuovo contratto, chiesti 200 euro in più in tre anni

Varata la piattaforma sindacale del comparto che interessa 18 mila lavoratori. L’obiettivo principale è conciliare lavoro e vita

BELLUNO. Duecento euro di aumento nel triennio 2023-2025 per i lavoratori inquadrati al terzo livello. Questa la principale richiesta inserita nell’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale dell’occhialeria, varata ieri dall’assemblea nazionale unitaria dei delegati dei sindacati di settore Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, alla quale hanno partecipato i sindacalisti di categoria e numerosi delegati della provincia di Belluno. La parola ora verrà data alle assemblee dei lavoratori, in cui si dovrà votare il documento proposto.

L’attuale contratto, che scadrà il prossimo 31 dicembre, interessa circa 18mila lavoratori in Italia, buona parte dei quali lavorano in provincia di Belluno. E non solo, ovviamente, in Luxottica. La richiesta di 200 euro è pesante, ma ritenuta “doverosa” da Cgil, Cisl e Uil, tenuto conto della falcidia dei salari da parte dell’inflazione e della crisi energetica in particolare (leggi bollette).

L’Anfao, organizzazione di rappresentanza delle industrie del settore, nelle precedenti trattative contrattuali si è peraltro dimostrata sempre sensibile sul punto degli aumenti salariali. E, d’altra parte, si osserva in casa sindacale, il comparto è tutt’altro che in difficoltà. Basti dire che l’export dell’occhialeria bellunese nel primo trimestre dell’anno ha registrato un supplemento di 230,1 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2021, pari a +36,8%, con il contributo maggiore di Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna e Cina.

Ma torniamo alla piattaforma contrattuale. Per quanto riguarda i diritti individuali, i sindacati richiedono la modifica delle normative sia sui congedi parentali che su altri istituti per migliorare i tempi di vita e di lavoro. Molto importanti, si legge in una nota dei sindacati, sono anche le rivendicazioni per quanto riguarda i casi di violenza di genere riconosciuta e di violenza domestica in termini di tutela del salario, del lavoro e di sicurezza dell’individuo.

Sulla formazione, inoltre, i sindacati chiedono di definire l’esigibilità dei permessi per diritto allo studio, rendendo gli stessi non solo diritti teorici, allargando la casistica delle materie per cui sono riconosciuti, e definendone la possibilità di trasformarli, se non utilizzati, in formazione certa da svolgere in azienda. Sarà necessario prevedere percorsi di formazione propedeutici ad iniziative atte a ridurre ed eliminare il gap salariale di genere. «È necessario recuperare velocemente il potere di acquisto dei salari davanti a dati inflativi elevati che colpiranno la vita economica del paese nel prossimo triennio», hanno dichiarato i segretari nazionali della Filctem Cgil, Femca Cisl, Ultec Uil, Sonia Paoloni, Raffaele Salvatoni, Daniela Piras. «Il settore – hanno aggiunto – è migliorato rispetto ai risultati del 2019 e del 2020, superando brillantemente la crisi della pandemia grazie all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori ai quali deve essere riconosciuto riscontro sia economico che normativo».

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