Gsp, la battaglia di Omar Monestier: al fianco dei cittadini per dire no alla tassa sull’acqua

Bellunese, Omar Monestier aveva diretto il Corriere delle Alpi sei mesi. Nel novembre 2011 l’inchiesta sul buco milionario della società idrica. Giovedì i funerali a Belluno

BELLUNO. Il mondo dei giornali, delle radio, delle televisioni bellunesi sotto choc per la morte di Omar Monestier. “Il nostro piccolo grande mondo” come lo chiama Tiziana Bolognani, giornalista ora di Antenna 3 e prima di Telebelluno e di radio Longarone e Valbelluna.

«Abbiamo mosso insieme i primi passi nel lavoro giornalistico», ricorda, «a metà degli anni Ottanta. Facevamo squadra a Radio Valbelluna dove avevamo ottenuto un contratto di formazione come tecnici fonici. Uno era in onda dalla 6.30 del mattino fino alle 15, alternando rassegne stampa a radiogiornali e a musica. E l’altro subentrava al pomeriggio fino a sera. Ma Omar voleva fare anche altro e si è mosso in giro presentandosi al Gazzettino».

Nelle radio Monestier ha conosciuto la futura moglie Sara Casol, che collaborava a radio Longarone e radio Valbelluna ed era un volto di Telebelluno. Il lavoro nei giornali comincia dunque con il Gazzettino. Renato Bona, allora responsabile della redazione di Belluno, lo prende al giornale come collaboratore da Limana. Giovane aspirante giornalista si era presentato portando, come usava allora, un esempio delle sue capacità. «Prima ha fatto il collaboratore da Limana poi si è occupato di eventi a Belluno e ha cominciato a lavorare in redazione», fa memoria Bona.

Alla fine degli anni 80 sulla scena giornalistica bellunese si affaccia un nuovo editore, Longarini, che vuole aprire uno dei suoi numerosi giornali locali sparsi soprattutto nel centro Italia. Nasce così il 18 aprile 1990 la Gazzetta delle Dolomiti, con la redazione in piazza Martiri sopra il caffè Deon. Monestier è tra i primi ad essere assunto, segnalato da Maria Zampieri, anche lei collaboratrice al Gazzettino, passata poi al nuovo giornale. «Ho garantito per lui, ho detto che era uno bravo, che aveva voglia di fare», racconta Zampieri.

Monestier si occupa di cronaca nera e di vita cittadina che conosce bene. Alla Gazzetta rimane fino a quando non diventa professionista, è il 1992. Poi comincia il suo viaggio nei giornali del Nordest che lo porta prima alla Cronaca di Verona, diretta da Paolo Pagliaro, poi al Mattino dell’Alto Adige, quindi all’Alto Adige, entrando così nei giornali del gruppo Finegil – La Repubblica (ora Gedi), sempre con ruoli di vice o direttore.

Torna ad occuparsi direttamente di Belluno venti anni dopo, nell’autunno del 2011 quando il Corriere delle Alpi, nato nel 1994, passa dal gruppo Alto Adige – Seta ai giornali Finegil del Veneto, con capofila Il Mattino di Padova di cui Monestier in quel momento è direttore.

Dirige il Corriere delle Alpi solo per sei mesi ma lascia una importante impronta. Sono i mesi dello scandalo Bim Gsp e della scoperta del buco di decine di milioni di euro nella società dell’acqua. Tra suoi duri articoli e inchieste sul tema, c’è anche una iniziativa particolare, la diffusione con il giornale di adesivi con lo slogan “No alla tassa sull’acqua”, contro l’ipotesi di far pagare quel bilancio in rosso ai bellunesi, molto arrabbiati per quanto stava accadendo.

Monestier era uno vero stakanovista sul lavoro. Già nelle prime ore della giornata sapeva perfettamente cosa era stato scritto dai concorrenti e cosa mancava sul suo giornale. Sono i famosi “buchi”, il timore più grande di ogni giornalista. E lui non aspettava certo la riunione delle 11 per farli rimarcare. Partiva così la telefonata di primo mattino, quella del “cazziatone”, fatta a chi era a capo del giornale e poi al singolo giornalista, reo di non “essere sul pezzo”.

Ma lui era anche un direttore pronto a sostenere i propri giornalisti di fronte al potere, quello politico come quello economico che di regola è sempre pronto a lamentarsi o a protestare. Poter dire “chiamate pure Monestier se avete qualcosa da obiettare” ti faceva lavorare più tranquilla. Gli piaceva molto dirigere il giornale della sua città, Belluno, dove conosceva tutti, vizi e virtù di politici e amministratori e dove tornava di frequente per i vincoli famigliari.

La sua carriera, dopo il Corriere delle Alpi, è proseguita come direttore del Messaggero Veneto di Udine, in seguito del Tirreno di Livorno, poi di nuovo del Messaggero Veneto e del Piccolo di Trieste. Una grande vita professionale partita decenni fa da Belluno. Domenica pomeriggio gli aveva parlato al telefono Francesco Chiamulera che lo aveva tra i moderatori di “Una Montagna di libri”, la rassegna culturale di Cortina: Monestier doveva presentare il 7 agosto Mauro Corona all’Alexander Girardi Hall e si era sentiti con l’inventore della rassegna per definire gli ultimi particolari dell’incontro.

«È stato uno dei primi moderatori di Una montagna di libri», racconta Chiamulera. «Non lo vedevo da qualche anno e quest’anno avevo pensato di invitarlo per una serata con Corona, invito che lui aveva prontamente accettato».

IL FUNERALE. L’ultimo saluto a Omar si terrà giovedì 4 agosto alle ore 15 in Duomo a Belluno

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