La grande eredità di Arrigoni: «Famiglia, lavoro e sociale»

Il racconto del nipote Michele Saletti: «Ci ha lasciato degli insegnamenti straordinari». Venerdì  5 novembre alle 11 in Duomo il funerale, la famiglia chiede opere di bene per le “sue” associazioni

BELLUNO. Lo studio dentistico come un’impresa sociale. Il mondo del volontariato come una missione. Ma al primo posto c’era senz’altro la sua famiglia: la moglie Paola, che si è salvata ma è ancora ricoverata all’ospedale San Martino; le figlie Angelica, Lieta e Francesca e i nipoti. I funerali del dottor Giambattista Arrigoni saranno celebrati domani mattina, alle 11, in Duomo. La sepoltura si svolgerà in forma privata, nel frattempo i familiari invitano gli amici a opere di bene a Comitato d’Intesa, Associazione Cucchini e Insieme si può.

Una parte del suo variegato mondo, all’esterno della casa di via Salce, dove nella notte tra lunedì e martedì è morto per le esalazioni di monossido di carbonio, per l’incendio del quadro elettrico provocato da un fulmine. Il giorno dopo la tragedia, tutti coloro che gli sono stati più vicini provano accanto al dolore il peso della responsabilità per un’eredità importante: «Non era un nonno qualunque», sottolinea Michele Saletti, il figlio di Francesca, «ma una persona che ha lasciato degli insegnamenti straordinari e, per questo, gli dobbiamo la nostra gratitudine. Non sarà semplice, ma dobbiamo assolutamente provarci tutti insieme».

C’erano l’Arrigoni odontoiatra e l’Arrigoni padre del volontariato. Ognuno con diverse sfaccettature e nessuna banale: «Il nonno era un grande professionista, che interpretava lo studio dentistico come un’impresa sociale. E il giovedì sera non mancava mai a un incontro del Rotary Club. Il suo impegno nel mondo del volontariato era totale, visto che da grande cattolico quale era sosteneva con convinzione che bisognasse fare del bene, affinché anche gli altri ne facessero. Ha contribuito alla nascita e allo sviluppo di tante associazioni, anche nel campo delle cure palliative».

Ma c’era anche l’Arrigoni uomo di tutti i giorni, con tutti i suoi vizi e le sue virtù: «Da una parte gli piaceva tantissimo la cioccolata fondente e dall’altra fumava tanto, forse troppo, considerato che era un medico. A proposito di passioni, mi ricordo anche le grandi sciate insieme in Nevegal e il suo immenso amore per la campagna. Quando poteva, alla fine di una giornata di lavoro, andava a trovare gli asinelli o giocava con la cagnolina Lea, che purtroppo è deceduta l’altra notte».

Più di 90 anni, ma un uomo ancora pieno di interessi e proiettato nel futuro: «Era un appassionato “lancista”, nel senso di auto Lancia e stravedeva anche per le motociclette, in particolare l’inglese Bsa, che aveva comprato. E poi era ancora interessato a tutte le ultime novità tecnologiche: dai computer più sofisticati fino ai telefonini più smart. Sapeva che questi erano gli ultimi momenti di vita, ma guardava ancora al futuro con un grande entusiasmo. Ci ha lasciato una grande eredità morale, che dovremo raccogliere. Lo saluteremo domani mattina, in cattedrale. Intanto, me lo vedo con il figlio Martino e con l’amico Carlo Terribile».

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