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Limana, un’altra dipendente della Epta Costan accusa il capoturno di violenza sessuale

La donna non l’ha portato in tribunale per paura di perdere il posto di lavoro

Gigi Sosso
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Un’altra dipendente accusa il capoturno della Epta Costan di violenza sessuale sul posto di lavoro. Una testimone nel processo ha dichiarato sotto giuramento di essere stata a sua volta palpeggiata, ma di non averlo denunciato, perché era una interinale e temeva di perdere il posto. Ma accanto a chi ha fatto partire un procedimento penale o avrebbe voluto ma non se l’è sentita, risulta che ci fosse anche chi apprezzava le sue attenzioni. E anche chi non ricorda molestie o preferiva farsi gli affari suoi. L’imputato, che è difeso di fiducia dall’avvocato Cesa, non si è ancora mai presentato in tribunale, ma parlerà senz’altro nell’udienza del 16 novembre, mentre la donna si è costituita parte civile con Rech e chiederà un risarcimento dei danni. Le violenze e gli atti persecutori sarebbero avvenuti sia sul lavoro che nel giardino di casa e l’uomo è stato licenziato per giusta causa dalla multinazionale del freddo. Un provvedimento questo, che è stato impugnato.

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