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File per uomini e donne e tagliandi: proteste e code ai seggi bellunesi

A Feltre un’elettrice risponde al cellulare nella cabina, l’ex sindaco Perenzin si presenta con la tessera elettorale della compagna

VITTORE DORO GIGI SOSSO
2 minuti di lettura

Seggi aperti, schede e matite copiative pronte. Partenza senza contrattempi, alle 7, in tutte le sezioni elettorali della provincia. Presidenti e scrutatori si sono presentati senza defezioni al loro posto, insieme ai carabinieri o agli agenti di polizia di servizio. Aperti anche gli uffici elettorali dei municipi per chi aveva la tessera piena di timbri oppure non si ricordava dove l’avesse appoggiata. Operazioni veloci, compresa qualche firma, per un duplicato e via verso la propria sezione. 

E una novità, segno dei tempi: a Belluno, una ragazza ha partecipato alla mobilitazione «Io sono, io voto» e, al momento di consegnare il documento d’identità, ha chiesto di mettere a verbale come la suddivisione in file, liste e registri per genere o per sesso sia discriminatoria e lesiva nei confronti delle persone trans, di genere fluido, non binarie o di tutte le identità che non si riconoscono nella dicotomia uomo-donna, pertanto non vengono considerate e rispettate nella propria autodeterminazione.

In sostanza, «le procedure di voto, datate 1967, costringono persone transgender e non binarie a dei coming out forzati sulla propria privacy e la rivelazione di dati sensibili, che possono esporle alla possibilità di diventare bersaglio di ostilità, discriminazioni o violenze per la propria identità di genere».

Nelle sezioni 1 e 2 della scuola Gabelli, a Belluno, ci sono stati anche periodi di coda. In centro storico, c’è chi ha è passato dalla messa, all’edicola e, quindi, al seggio per mettere delle crocette più o meno coerenti e farsi tante domande sul sistema elettorale Rosatellum. Qualche faccia sorpresa e impaziente, alla riconsegna al presidente, per lo strappo del tagliando antifrode, che era solo alla sua seconda uscita. Una polizza per la segretezza e la regolarità. Non manca chi sbaglia sezione e doveva raggiungere via Feltre e chi si informa soprattutto sull’affluenza, che alle 12 è superiore al 20 per cento, in linea con quattro anni fa.

File anche a Ponte nelle Alpi, dove ha votato il deputato uscente del Pd, Roger De Menech. L’affluenza alla scuola dell’infanzia di via Zattieri sembra incoraggiante per chi temeva l’astensionismo, anche perché la mattinata è bellissima, non fa freddo e più di qualcuno deve aver pensato a una delle ultime scampagnate della bella stagione. Grande disciplina tra i votanti: in molti depositano il proprio telefonino sul tavolo degli scrutatori, in obbedienza al divieto di scattare foto o di fare o ricevere telefonate.

A Feltre, prima un’elettrice che si mette a telefonare mentre si trova in cabina elettorale, poi l’ex sindaco Paolo Perenzin che si presenta al seggio con il certificato elettorale della compagna e deve tornare a casa per poter esprimere il proprio voto. Mattinata curiosa all’Istituto Colotti in una giornata nella quale i feltrini hanno ordinatamente adempiuto al loro diritto – dovere, attendendo talvolta diversi minuti in fila a causa delle file ai seggi. Al Colotti vota Paolo Perenzin, candidato nelle liste della Sinistra-Verdi. Nella stessa scuola arriva una donna sulla sessantina che prima risponde a una telefonata mentre è in attesa di entrare in cabina e poi, malgrado i rimbrotti della presidente di seggio, fa una chiamata mentre è già all’interno della cabina.

Alle 10,30, arriva Perenzin, ma mentre sta entrando nel seggio si accorge di avere preso il certificato della compagna. «Ops, mi sa che devo tornare a casa. Erano affiancati sulla mensola e ho preso quello sbagliato». Poco male, una manciata di minuti dopo l’ex sindaco è di nuovo al Colotti per entrare in cabina.

Simpatico siparietto, nel seggio numero 2 di Calalzo di Cadore, dove ha votato il senatore Luca De Carlo di Fratelli d’Italia. Atteso dalla vice sindaca Jlenia Iannaccone, che aveva appena messo la sua scheda nell’urna e da alcuni paesani, De Carlo è arrivato allegro e disponibile alle battute. Dopo i saluti a presidente e scrutatori ha espresso il suo voto, confessando con un sorriso di essersi votato: «Adesso vedremo come andrà a finire». Un salto anche nel seggio numero 2, dove ha accolto con grande favore il fatto che c’erano soltanto donne. Erano le 8 del mattino, l’ora giusta per andare a fare colazione con alcuni amici, prima del trasferimento a Venezia, dove la notte dev’essere stata molto lunga.

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