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Elezioni 2022, chi ha vinto e chi ha perso in provincia di Belluno: l’analisi

Fratelli d’Italia traina da solo tutto il centrodestra fino al 54,6%, una crescita di coalizione sostanziosa se paragonata al 46,66% del 2018. Praticamente ininfluente il contributo di Noi Moderati

Irene Aliprandi
Aggiornato alle 3 minuti di lettura

È una vittoria netta quella del centrodestra in provincia di Belluno, ma confrontando i dati di domenica con quelli del marzo 2018 non mancano le sorprese. Quelle più interessanti sono tutte dentro al centrodestra. Ovviamente il risultato più rilevante è quello di Fratelli d’Italia, che passa dal 5,84% del 2018 al 34,3% di domenica. «Si tratta del secondo dato più alto del Veneto dopo Verona e il Veneto è la regione dove siamo andati meglio in Italia», osserva il senatore FdI, Luca De Carlo, l’unico bellunese eletto sul territorio. La pattuglia parlamentare provinciale, ma tanto ampia quanto nella legislatura che si sta chiudendo, sarà ridotta al lumicino.

Fratelli d’Italia

Fratelli d’Italia traina da solo tutto il centrodestra fino al 54,6%, una crescita di coalizione sostanziosa se paragonata al 46,66% del 2018. Gli altri partiti della coalizione, infatti, perdono molto: Forza Italia passa dal 10,82% al 5,9%, ma è la Lega a piangere lacrime amare, lasciando sul campo ben 17 punti percentuali abbondanti: dal 29,37% del 2018 al 12,6% di domenica. Un risultato che i leghisti locali si aspettavano, ma ora urge correre ai ripari.

La Lega

«A Rocca Pietore la Lega è al 17%», rileva il sindaco Andrea De Bernardin, esponente storico e di primo piano del Carroccio locale. «Il mio comune è sempre stato uno dei più leghisti della provincia e lo è ancora ma con percentuali davvero incredibilmente basse. Io credo che e si debba fare assolutamente un’analisi della situazione, riconoscere gli errori commessi, e sono molti, e non esultare per la vittoria del centrodestra. Noi abbiamo perso», sottolinea De Bernardin, «e questo è evidente. Cosa bisogna fare lo ha già detto qualcuno prima di me: bisogna andare ai congressi, solo così si riesce a rimettere il sesto un’organizzazione che nella Lega è sempre stata molto rigorosa. I commissari sono emanazione del comando, il quale da tre anni tiene ferme le segreterie che non operano con la grinta necessaria e anche la capacità di essere critici quando serve nei confronti del comando».

Nella Lega dunque si apre la resa dei conti, ma per De Bernardin la questione candidature non è al primo posto tra gli errori commessi: «Diciamo che un candidato bellunese avrebbe potuto portare dei voti in più e percentuali diverse, ma non è quello il punto il punto. In questo momento si parla proprio di mettere in discussione il partito con una criticità costruttiva. Noi dobbiamo essere in grado di ripartire, lo siamo stati quando siamo precipitati al 3%: io lo ricordo molto bene perché in Lega ci sono dal 1993 e ricordo momenti in cui le percentuali erano anche peggio di quelle di adesso, quindi nessun problema: secondo me per ripartire basta stringere i ranghi e tornare ai vecchi temi e rispolverare assolutamente la parola Nord, noi dobbiamo essere l’emanazione del nord è nel nostro Dna non possiamo dimenticarlo».

Noi Moderati

Praticamente ininfluente il contributo di Noi Moderati, il partito di Brugnaro che vede molto vicino anche il sindaco di Belluno, Oscar De Pellegrin. In città è andato leggermente meglio della media, ma in provincia si ferma all’ 1,8%. Di fatto, nel centrodestra odierno, è FdI a guidare e sarà così ancora a lungo visto il percorso che attende la Lega, che non sarà per niente rapido né indolore.

Nel frattempo anche Forza Italia deve riorganizzarsi, perché il dato nazionale indica che la sua storia non è per niente al capolinea.

Il Centrosinistra

Dalla parte opposta c’è un dato che forse è passato sottotraccia: il Pd ha fatto peggio del 2018, perdendo poco meno dell’1% e quindi passando dal 18,8% del 2018 al 17,9% di domenica, più basso rispetto al dato nazionale ma con alcuni picchi positivi come in città a Belluno.

Ma è la coalizione nella sua interezza a crescere. Nel 2018 il centrosinistra comprendeva Pd, +Europa, Italia Europa Insieme e Civica Popolare Lorenzin. Tutti insieme, in provincia di Belluno, raggiunsero il 22,9%. Quest’anno, invece, il centrosinistra di Pd, +Europa (che cresce dal 3,04% al 3,5%), Alleanza Verdi Sinistra (4,1%) e Impegno Civico (0,3%), è salito al 25,8%, un dato abbastanza più elevato rispetto anche alla media del collegio della Camera del quale Belluno fa parte e dove il centrosinistra si è fermato al 24,3%. Un segnale chiaro e in qualche modo incoraggiante per la coalizione, ma serve gente che prosegua sulla strada della costruzione.

Le reazioni

Non mancano i primi commenti da parte delle associazioni di categoria, che ora chiedono di accelerare rispetto alle necessità del territorio.

«Complimenti a chi è stato chiamato dai cittadini a guidare il Paese. In un momento storico complicato, il governo dovrà dare risposte impastate di concretezza alle tante domande che avvolgono l’immediato futuro. L’auspicio è che un occhio di riguardo venga rivolto alla montagna», afferma presidente di Confartigianato Belluno, Claudia Scarzanella. «Anche in considerazione della perdita di rappresentanza per il Bellunese, confidiamo nell’attenzione delle alte sfere governative rispetto a un territorio, alle sue attività e alle imprese costrette a fare i conti con una serie di difficoltà. A cominciare dall’aumento spropositato delle bollette di luce e gas».

Confagricoltura Belluno aggiunge: «L’esecutivo che sarà varato ha i numeri per governare e affrontare con decisione le grandi sfide attese da tutti i settori produttivi», dice il presidente Diego Donazzolo, «anche se il nostro territorio ha perso molti parlamentari. Chiediamo perciò a chi ci rappresenterà di far sentire la propria voce a Roma chiedendo più sostegno all’agricoltura di montagna, in un periodo economico reso ancor più pesante dai costi delle materie prime ed energetici alle stelle. Servono politiche che garantiscano la giusta remunerazione di tutte le fasi della filiera, in modo da salvaguardare i redditi delle aziende, in particolar modo degli allevamenti e delle serre dei floricoltori che hanno ricevuto bollette altissime per l’energia elettrica».

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