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Sindrome Sgombroide nel Bellunese: «Cinque casi isolati Si può mangiare tonno»

Negative le analisi chimiche dell’Ulss sul pesce sequestrato. Non c’è traccia di istamina: «Sono stati eventi occasionali»

Paola Dall’Anese
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Rientra l’allarme per il consumo di tonno fresco dopo i casi di Sindrome Sgombroide rilevati la settimana scorsa in città.

Lunedì 19 settembre, quattro persone, dopo aver consumato il loro pranzo a base di tonno fresco in due locali del centro di Belluno, si erano sentite male tanto da dover ricorrere all’intervento del Pronto soccorso. Una quinta, invece, aveva avuto dei sintomi leggeri di intossicazione.

La stessa cosa era successa il giorno precedente a Jesolo dove un bellunese aveva avuto dei problemi di salute finendo all’ospedale.

Subito in provincia sono scattate le indagini da parte dell’Ulss 1 Dolomiti e dei carabinieri del Nas. Il tonno rimasto nei due locali è stato sequestrato ed esaminato. Lo stesso è accaduto per le partite in mano ai fornitori dei due locali.

A distanza di una settimana, l’azienda sanitaria, dopo aver visionato l’esito degli esami chimici sul pesce, fa sapere che in questi sette giorni seguiti all’allerta non si sono registrati nuovi casi di intossicazione in provincia e che le analisi per la ricerca di istamina nel tonno residuo hanno dato esito negativo. In poche parole, a parte quelle fette di pesce che i cinque bellunesi hanno mangiato, il resto del tonno acquistato dai titolari dei due locali non hanno evidenziato la presenza di istamina.

«Questo conferma un verosimile evento occasionale di sindrome Sgombroide», fanno sapere dall’Ulss, precisando che a questo punto «viene meno l’indicazione di non consumare tonno fresco fornita la scorsa settimana».

Si può quindi riprendere a mangiare e vendere tonno senza problemi, dicono dall’azienda sanitaria e dal Servizio veterinario che si occupa di questi episodi: «Quanto avvenuto ai cinque avventori dipende dal fatto che le contaminazioni batteriche che originano l’istamina si sono concentrate in determinati punti del tonno, in pratica c’è stata una concentrazione puntiforme e circoscritta di questa sostanza. Questo spiegherebbe il motivo per cui non ci sono stati altri casi di Sindrome Sgombroide né prima né dopo gli episodi resi noti».

Sulla scorta di questi risultati, quindi, per l’Ulss 1 Dolomiti le indagini scattate nell’immediatezza dell’intossicazione e seguite dai servizi sanitari deputati, non hanno motivo di continuare. «Non si sono evidenziate irregolarità nelle indagini per cui ci possiamo fermarle», fanno sapere dal Servizio veterinario e igiene degli alimenti di origine animale.

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