In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

Morto a due anni, altri due mesi per l’autopsia, i genitori svicolano sui test delle droghe

Il medico legale ha chiesto e ottenuto dalla magistratura una proroga

Gigi Sosso
Aggiornato alle 1 minuto di lettura

Papà e mamma di Nicolò non fanno l’esame tossicologico. Nell’inchiesta aperta per omicidio colposo sulla morte del bambino di due anni di Codissago, sia Diego Feltrin che Serena Doff erano stati convocati in un laboratorio di Padova, ma per quel giorno «si sono resi irreperibili» e non ci sono andati. Intanto il medico legale Antonello Cirnelli ha chiesto al sostituto procuratore Simone Marcon una proroga per la consegna dei risultati dell’autopsia eseguita lo scorso 3 agosto all’ospedale San Martino di Belluno.

Il termine dei 90 giorni preventivati non sarebbe ancora scaduto, ma lo specialista incaricato dalla magistratura ha anticipato la domanda e ottenuto un mese in più di analisi: si passa dai primi di novembre allo stesso periodo di dicembre.

Era stato lo stesso Cirnelli a trovare nello stomaco del bambino un certo quantitativo di una sostanza che andava confrontata con l’hashish rinvenuto e sequestrato nell’abitazione della famiglia Feltrin, durante una perquisizione domiciliare. L’ipotesi sulla quale sta lavorando la Procura di Belluno è che la mattina del 28 luglio il piccolo abbia ingoiato della droga trovata in casa e sia deceduto per arresto cardiaco da intossicazione, al Pronto soccorso dell’ospedale Giovanni Paolo II di Pieve di Cadore. Ecco perché i reperti sotto sequestro sono stati inviati al laboratorio di Padova: per essere analizzati dalla dottoressa Donata Favretto.

Nelle ultime ore si è parlato anche di eroina e cocaina, ma l’avvocato difensore di Diego Feltrin (l’unico indagato), Massimiliano Xaiz, smentisce con forza questa ipotesi: «Si è sempre discusso al massimo di hashish. Non ho mai sentito di altre sostanze e sia io che il mio consulente Michele Cottin aspettiamo i primi atti. Non abbiamo ancora nulla in mano e non siamo in grado di aggiungere altro».

Non ci sono misure a carico di Feltrin, che è libero di muoversi come meglio crede e di fare le proprie scelte. Non ci sono precedenti penali e il pubblico ministero non ha chiesto alcuna restrizione nei suoi confronti al giudice per le indagini preliminari.

«E non mi risulta che sia un reato rifiutare di sottoporsi al test antidroga», rincara Xaiz, «quanto alla presunta irreperibilità del mio assistito, sono il difensore di fiducia e nessuno mi ha cercato: né i carabinieri né la Procura della Repubblica. Rimango a disposizione».

Il bambino è deceduto dopo che i medici dell’ospedale cadorino gli avevano somministrato del Naloxone, un farmaco meglio conosciuto come Narcan, che viene usato per bloccare gli effetti degli oppioidi, in particolare in caso di difficoltà respiratorie. Tutto inutile, purtroppo.

Non ci sono sanitari iscritti nel registro degli indagati, segno che hanno lavorato al meglio delle loro possibilità, facendo quello che potevano. L’unica posizione sotto inchiesta è quella di Diego Feltrin.

I commenti dei lettori