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Olimpiadi, Padrin cala il carico sui ritardi: «Sul territorio non c’è traccia di nulla»

Il presidente della Provincia non le manda a dire stigmatizzando anche il tergiversare sulla nomina dell’ad della Fondazione

marcella corrà
2 minuti di lettura

È un vero e proprio grido di allarme quello che arriva dal convegno organizzato da Dolomiti Show a Longarone Fiere per fare il punto su come il Bellunese si sta preparando per le Olimpiadi e le Paralimpiadi del 2026. Il carico lo ha messo proprio il presidente della Provincia, Roberto Padrin, che ha trasformato il suo intervento di saluto alle autorità riunite anche per presentare la candidatura del Veneto a capitale europea dello sport 2024, in un appello a fare presto: anzi, verrebbe da dire, un appello a fare qualcosa.

Padrin non le manda a dire

«Ci sono enormi preoccupazioni su come si sta lavorando per questo grande evento», ha esordito Padrin, «sul territorio non si vede nulla, non ci sono segnali che ci ricordino che fra tre anni e mezzo ci sono i Giochi olimpici. E non è stato ancora nominato l’amministratore delegato della Fondazione Milano Cortina che deve organizzare le Olimpiadi: è tutto fermo». Anche Dino Ponchio, presidente del Coni veneto, non ha mancato di sottolineare che «Milano – Cortina deve calarsi di più nel tessuto vero della Regione. C’è tanto lavoro da fare e noi come Coni siamo pronti a dare una mano, con la nostra esperienza, con i nostri volontari». Gli enti locali e il mondo sportivo stanno facendo i conti intanto con la crisi dell’energia e con le bollette stratosferiche, altro tema affrontato gioco forza nel corso del convegno. «Abbiamo bisogno di aiuto», ha aggiunto Ponchio, « le società sportive sono come gli altri comparti dell’economia, hanno il diritto di essere aiutate perchè altrimenti non ce la faranno: stanno già chiudendo molti impianti e non parlo solo delle piscine o dei palaghiacci ma anche dei piccoli campi di calcio». Ma per Padrin la crisi non si risolve se non si va alla radice del problema, se non si combattono gli speculatori dell’energia: «Non si può andare avanti solo a forza di aiuti economici, che poi alla fine paghiamo tutti».

Lo sport non si ferma

In tutto ciò, e in attesa di cosa succederà con le Olimpiadi, gli eventi sportivi non si fermano, anzi il prossimo anno ci saranno importanti appuntamenti come i mondiali di canoa ad Auronzo e molti altri, piccoli e grandi. Se la Fondazione Milano – Cortina è ferma, non lo è invece la Fondazione Cortina, a Longarone fiere con il presidente Stefano Longo. «Stiamo organizzando le tre gare di Coppa del mondo di sci alpino a gennaio, due gare di Coppa del mondo di snowboard, le prove paralimpiche, lo scialpinismo a Cortina, dove finora non si erano mai organizzato gare per questo sport. Questa è la parte ordinaria della nostra attività. Poi c’è la parte straordinaria, quella delle Olimpiadi e della paralimpiadi. Stiamo martellando tutti i colleghi della Fondazione Milano Cortina, abbiamo incontrato anche di recente il commissario Sant’Andrea, abbiamo messo a disposizione la nostra sede per tutte le associazioni di Cortina. Siamo pronti? Non siamo prontissimi se penso alle tante cose che ci sono da fare, per esempio, per accogliere gli atleti paralimpici. I problemi sono tanti, stiamo facendo una mappatura delle stanze di albergo per sapere quante sono pronte ad accogliere gli atleti disabili che parteciperanno alle gare di primavera 2023. Mi scuso già ora per gli errori che ci potranno essere. Ma se non cominciamo ora a fare le cose, non saremo mai pronti». Longo chiede aiuto alle istituzioni, «che devono farsi sentire di più, che devono starci vicino».

Timori e speranze

Nubi nere all’orizzonte, dunque, perché mancano solo tre anni e pochi mesi all’ora in cui gli occhi del mondo saranno su Cortina, sul Bellunese e sul Veneto. È questa la sensazione principale uscita dall’incontro di Dolomiti Show: il mondo sportivo guarda attonito alla incapacità italiana di programmare e realizzare nei tempi previsti gli eventi. «Poi alla fine ci arriveremo», hanno detto diversi interlocutori, «e andrà anche tutto liscio». Ma per ora è solo speranza.

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