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Morto Dal Molin, la comunità feltrina è in lutto

E’ stato direttore dell’Ulss di Feltre, professore allo Iulm di Milano nonché profondo conoscitore della storia locale. Aveva 82 anni

Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Un altro grave lutto per la comunità feltrina. Ieri pomeriggio è morto improvvisamente Gianmario Dal Molin, 82 anni, ex direttore dell’Ulss di Feltre, già presidente di Famiglia Feltrina che ha guidato per 16 anni e del Comitato pro-ospedale, e raffinato storico della realtà locale e diocesana. Con lui se ne va la memoria storica, e sempre documentatissima, di fatti e misfatti della città, e l’apertura a ogni possibile contributo e strategia per salvaguardare e potenziare il patrimonio culturale, sanitario, sociale del Feltrino.

Nativo di Sovramonte dove aveva lavorato come bibliotecario, conseguendo nel frattempo la laurea e le specializzazioni in psicoterapia, Gianmario aveva 82 anni splendidamente celati nell’autodeterminazione salutista e nell’allenamento costante allo studio, agli aggiornamenti, alla ricerca e alle speculazioni intellettuali che, con grande coraggio e consapevolezza, spesso condivideva pubblicamente.

Intensissima la sua attività pubblicistica di saggi di storia sociale e religiosa che si è completata e coniugata anche con incarichi di docenza. Dal Molin è stato anche professore di storia all’università Iulm di Milano, oltre che socio fondatore dell'Istituto di storia sociale e storia religiosa di Vicenza, membro della direzione dell'istituto storico della Resistenza e dell'età contemporanea di Belluno e collaboratore della Fondazione "Zancan" di Padova.

All’inizio degli anni Novanta, Gianmario Dal Molin aveva seguito, dalla posizione di direttore sociale, la trasformazione dell’ospedale in azienda sanitaria. Fra il 1994 e il 1999, ha assunto decisioni coraggiose, attivando servizi come Oncologia, Nefrologia e Dialisi, Unità coronarica, e gettando le basi per Urologia divenuta reparto autonomo, che gli sono costate la mancata riconferma per il quinquennio successivo.

«Metteva l’interesse istituzionale al di sopra dei suoi stessi interessi guidato unicamente dal raggiungimento di un bene comune», questo è il ricordo commosso di Paolo Biacoli che gli è stato accanto, come direttore amministrativo, per tutti gli anni di mandato alla dirigenza strategica. «E’ stato un dirigente deciso, di grandi consapevolezza e lungimiranza, ha saputo fare il manager che conosce perfettamente il territorio, per cui ha incrociato i bisogni, dal punto di vista sociale ed epidemiologico, con l’offerta di servizi. Si è assunto la responsabilità personale di ciò che decideva, sempre per il bene comune e per l’accessibilità alle cure di feltrini e popolazione di Primiero, nei confronti di altre istituzioni, prima fra tutte la Regione. Non è un caso che non sia stato confermato. Né lui si è mai vantato con alcuno di aver fatto cose, sulle quali c’è la sua firma, di cui i pazienti beneficiano a tutt’oggi».

Nel 2017 a Dal Molin era stato conferito il premio annuale Vittore e Corona. Il ritratto a tutto tondo era stato affidato all’amico Michele De Boni, rimpianto primario di Gastroenterologia. che aveva portato la riflessione sul quinquennio nel quale Dal Molin ha rivestito la carica di direttore generale dell'Usl, dal 1994 al 1999. «Fu un bene per Feltre che a prevalere non fosse il partito attendista, basato sull'esigenza di avere le carte a posto, ma il partito del progetto, della programmazione aperta al futuro, creatore di un'azienda a forte attrazione provinciale ed interprovinciale», aveva detto De Boni del suo ex direttore generale. Solo un appassionato e generoso feltrino a tutto tondo poteva fare ciò che ha fatto a favore della comunità. Di questo è convinto Enrico Gaz, attuale presidente di Famiglia Feltrina che ha preso il “testimone” proprio da Dal Molin per la guida del sodalizio. «Viveva l’appartenenza alla comunità feltrina come autentica ragione di vita, nutrita con alto spessore culturale e vissuta in una pluralità di campi di azione, mai in modo banale e sempre in un’ottica di servizio. Tra i tanti campi, Famiglia Feltrina ha forse rappresentato il terreno di impegno più continuo e duraturo, donando in abbondanza tempo ed energie alla nostra associazione. Forte è la gratitudine e la riconoscenza che Feltre e il Feltrino gli debbono».

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